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VERSO UN ALTRO HABITAT

36 progetti e realizzazioni di

Luigi Pellegrin architetto

un e-book di Michele Leonardi

 

 

Lo Sviluppo Sostenibile e l'architettura

Verso un altro habitat - Vol. I, Cap. 2

 

 

Quando iniziai a scrivere questo libro, nel 1999 circa, l'architettura sostenibile non era un concetto così noto, né in voga come oggi.

L'impulso a scriverlo mi era sorto  dopo aver constatato che non esisteva, allora, una sola monografia sugli innumerevoli progetti di Luigi Pellegrin.

Fin da subito ne parlai con Pellegrin, egli mi incoraggiava in questa iniziativa retrospettica, per cui, per poco meno di due anni, di tanto in tanto gli sottoponevo la bozza del libro, che in breve divenne qualcosa di più di una semplice catalogazione.  Difatti avevo avuto accesso fortuitamente al suo archivio progetti in occasione della ristrutturazione del suo Studio, e così, rivedendoli tutti insieme, avevo toccato con mano quello che era il suo più vasto disegno organico, cominciando in tal modo a pormi delle domande ben precise sul contesto più ampio, ovvero sullo stato delle cose e sul destino dell'architettura contemporanea, nonché sul destino della civiltà moderna.

Per anni ho tenuto questo libro nel cassetto, mentre indagavo a fondo sulle concrete possibilità dell'umanità di non autodistruggersi, e sulle sue residue possibilità di salvezza.  Di qui interrogavo vari sapienti, sentendo le più disparate analisi e opinioni, attraverso numerosi testi specialistici, scritti per lo più da ricercatori scientifici e da docenti universitari di tutto il mondo.  Molti tra questi indulgevano al pessimismo, alla semplice analisi e critica senza proprorre alcuna alternativa; ben pochi andavano al di là di una semplice critica, oppure ancora proponevano soluzioni fanciullesche, del tipo: "se facciamo i buoni, allora ci salviamo".

Riguardo invece alle tesi cospirazioniste in ambito politico ed economico, pur se è vero che "la politica è una cosa sporca", ed è sempre legata ad interessi economici di parte e di classe, pure se è parimenti vero che vi siano indubbiamente innumerevoli casi di malaffare ed inconfessabili segreti di stato da nascondere, non vale la pena nemmeno accennare a tutto questo, tanto si tratta di concetti demenziali:  "c'è una cospirazione globale, smascheriamo i cattivoni!", "i marziani lucertoloni sono tra di noi", "c'è un complotto millenaristico", un oscuro progetto malefico di dominio del mondo, perpetuato di generazione in generazione, insieme a tutte le solite panzane sul complotto sionistico, sulle prime seducente come narrativa di fantascienza di basso livello, ma alla prova dei fatti ridicolo.  Insomma, un miscuglio di qualche isolata verità nascosta all'opinione pubblica, frammista a un'enormità di fandonie.

 

Ritornando a questo libro, stavo dicendo che ha avuto una lunga gestazione, poiché non trovavo un vero motivo per cui valesse la pena di pubblicarlo, eppure un editore che mi sosteneva, il Dott. Narici con la sua casa editrice Dedalo, e pure uno sponsor li avevo trovati fin da subito  (almeno in Italia, come mi confermava lo stesso Narici, i libri di architettura non hanno un immediato rientro economico, quindi abbisognano di una forma di sovvenzione).  Pertanto per diversi anni tenni il mio libro e tutto il materiale chiusi entro dei faldoni, memorizzato in mille successive versioni in floppy disk, cd, dvd, hard disk.

Finché nei primi mesi dell'anno 2012 scoprii che esisteva la concreta possibilità di crearsi facilmente un sito su internet senza dover interpellare specialisti e programmatori web, e di qui fu per me immediato pensare alle utili applicazioni che ne sarebbero derivate:  poter mettere on-line il mio libro.  Cosa che feci immediatamente nel giro di pochi giorni.

 

Ora, dando per scontato che il lettore abbia in qualche modo assimilato il concetto di "architettura sostenibile", se non già ne conosca l'essenza, in questa sede ci interessano soprattutto determinate sue finalità e principii, nonchè ci interessa evidenziarne fin da subito i forti limiti, cioè quando l'architettura sostenibile viene acriticamente accolta come una forma di principio salvifico.

 

L’architettura sostenibile, o la bioarchiettura, sono meglio dell’edilizia “insostenibile”, e ad essa preferibili, ma non è abbastanza.

L’architettura sostenibile è per il  momento, come già accennato, mera tecnica.  Non basta che sia quello che è oggi.  Nonostante i notevoli traguardi e risultati raggiunti, e nonostante gli scenari che essa apre per il futuro dell’architettura, la bioarchitettura non è ancora architettura organica, vale a dire che la prima va potenziata.[25]   Ripartiamo allora dallo sviluppo sostenibile.

 

In tutto il mondo l’idea di Sviluppo Sostenibile non appartiene più solo ai movimenti ambientalisti o ad un solo gruppo politico, ma è diventata una necessità programmatica dichiarata e un obiettivo da raggiungere di tutti i gruppi politici responsabili, composti da persone dotate di occhi per vedere, orecchie per sentire, e bocca per parlare di cose serie.

 

Trattandosi di una strategia di lungo termine, lo sviluppo sostenibile abbisogna tuttavia da parte delle comunità di una capacità di adattamento fuori dall’ordinario, perché i suoi tempi di attuazione e le sue finalità prevalicano l’arco dell’esistenza di ciascun individuo, tempi che vanno ben oltre il breve lasso di tempo che intercorre tra una campagna elettorale e l’altra, per quanto riguarda i politici;  motivo per cui è appunto difficilmente attuabile.

L’individuo in genere tende infatti a mettere in atto strategie che dal punto di vista collettivo e generazionale sono da considerarsi di breve termine.  Lo stesso vale per le società nei confronti del rapporto con l’ambiente naturale, essendo le società composte di singoli individui e quindi improntate al comportamento dei singoli individui.

 

Affinché lo Sviluppo Sostenibile diventi un fatto culturale per la collettività, occorre superare la soglia dell’etica del contingente e quella delle sole buone norme comportamentali.  Questa modalità comportamentale dovrebbe divenire una esigenza spirituale.

Molti invece si aspettano la soluzione ai nostri problemi unicamente dalla tecnica.  Secondo questo atteggiamento attendista, saranno le nuove tecnologie a fornirci nuovi materiali biodegradabili e riciclabili, nonché nuove tecnologie ecocompatibili.  Cosa senz’altro in essere e auspicabile su vasta scala, ma non è così che ci si responsabilizza, affidando il proprio destino all’oggettistica e ai prodotti industriali miracolistici;  questa è la via della tecnocrazia e della tecnodipendenza.

La tecnologia, pure se “ecologica”, non può essere un fine, cioè non può essere fine a sè stessa.    [ omissis ]

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[25] Il lettore troverà in questo capitolo una mia sensata critica rivolta sia alla bioarchitettura che all'architettura sostenibile in generale, ovvero su certi loro limiti metodologici non evidenti. Prima di parlare a vanvera ho seguito per diversi mesi un interessantissimo corso nazionale di bioarchitettura, moduli “biocompatibilità ed ecosostenibilità”, tematiche che in realtà seguo da sempre con grande interesse tramite la pubblicistica scientifica e tecnica specialistica. Un corso valido non solo in sè, ma ovviamente pure come aggiornamento professionale. Sono per altro iscritto all'INBAR Sezione Roma 1, a significare che di certo non sono "contro" la bioarchitettura. Quanto ho esposto in questo secondo capitolo è da intendersi quindi come una critica costruttiva, ovvero che la cosiddetta bioarchitettura e la cosiddetta architettura sostenibile possono ampliare i propri orizzonti includendo anche quelli della mai estinta architettura organica, il cui famoso capostipite fu il maestro Frank Lloyd Wright, ma che ha avuto tanti proseliti meno illustri in tutto il mondo, da Hassan Fathy in Egitto, fino appunto a Luigi Pellegrin in Italia, e molti altri ovunque, anche quelli non conosciuti o riconosciuti come architetti "organici".

[ omissis ]

 

S.I.A.E. tutti i diritti riservati © Dott. Arch. Michele Leonardi

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