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VERSO UN ALTRO HABITAT

36 progetti e realizzazioni di

Luigi Pellegrin architetto

un e-book di Michele Leonardi

 

 

Oltre il Capitalismo

Verso un altro habitat - Volume I

Capitolo di aggiornamento al 2016

 

 

 

A distanza di diversi anni dalla seconda edizione di questo libro elettronico si rende necessario un suo aggiornamento.
In primo luogo sono tentato di riassumerne tutti i contenuti riducendolo a non più di 60 pagine, per poi forse tradurlo in inglese. Però ne risulterebbe una sorta di manuale, in cui determinati concetti vengono calati dall’alto quasi fosse un ricettario, e forse non si capirebbe un bel niente.
Nemmeno mi avventuro per il momento in una sua edizione cartacea, cioè un libro vero e proprio, piuttosto che un e-book; per altro in quest’ultima ipotesi perderei i diritti di riprodurlo come e dove mi pare, per esempio gratuitamente su internet, poichè sarebbe l'editore a detenerne i diritti di pubblicazione in qualsiasi forma. Perciò lascio inalterati i capitoli che seguono, ed inalterata pure la struttura del libro, distinto in testo nella prima parte e illustrazioni nella seconda. 

Per quanto riguarda la seconda parte pubblicata su internet in www.systemichabitats.eu/verso-un-altro-habitat-vol-2/ con i meravigliosi progetti di Luigi Pellegrin, presto la completerò. Però mi piace questo "non finito come infinito" del volume secondo, e non sono il solo a quanto mi dicono in molti, perché lascia spazio all’immaginazione; purtroppo anche al fraintendimento per chi non conosca Pellegrin.

 

     In questo libro è esposta la possibilità di un linguaggio dell'architettura contemporanea, di un metodo del costruire al di là della forma e della tendenza stilistica o concettuale del momento, la potenzialità di una architettura che io definisco "sistemica" al di là del suo aspetto esteriore di singola costruzione; in altre parole organica, quando non è solo un mondo a sè, ma è integrata in un contesto più ampio possibile, fisico, territoriale, sociale, economico, culturale.

"Sistemici" erano gli antichi Greci e Romani quando erigevano una nuova città (cosa certamente non pedissequamente riproponibile oggi alla lettera). Sistemici erano i Costruttori di Cattedrali Gotiche, sistemica erano l'Architettura Barocca e Tardobarocca, l'Architettura Araba, quella Indù, e via dicendo, a prescindere dal loro aspetto formale e di quello che riduttivamente si definisce "stile". Ma lo stile è solo l'apparenza di una costruzione. L'architettura non è scultura, e persino una scultura autentica o un allestimento concettuale genuino, apportano valori; e persino questi ultimi non sono mai "in stile"! Quindi lo stile è solo un'indicazione pratica e spiccia per riferirci in un discorso a un certo tipo di architettura, tutto qui. D'altro canto, l'architettura nemmeno si può considerare come un vestito, neanche quando è a misura d'uomo; il che sarebbe già un grosso risultato, senonchè possiamo chiedere all'architettura tutto, tutto o niente, e non contentarci dell'elemosina degli edifici modaioli luccicanti, i quali già dopo qualche anno sanno di gratuito e annoiano mortalmente. In architettura come nella vita, se non sai convivere con le contraddizioni e i paradossi delle parole umane, vivi male.

 

     In questo libro si tratta della ricerca di modelli abitativi innovativi; una ricerca che si è interrotta verso la fine degli Anni '70 del secolo scorso, con l'avvento del disimpegno postmodernista, e poi decostruttivista, in architettura e urbanistica, in contemporanea guarda caso con l'avvento del neoliberismo economico e con le politiche di Deregulation e distruzione del Welfare State volute rispettivamente da Reagan e dalla Thatcher negli Anni '80.

Proprio per tutti questi motivi ritengo che Luigi Pellegrin, con la sua opera di ricerca continua, indifferente nei fatti alle mode superficiali, abbia dato un contributo fondamentale alla definizione di modelli abitativi innovativi, alla definizione di una architettura sistemica, nonchè di un "mestiere del costruire", come egli stesso espose nel suo unico libro: "Un percorso nel potenziare il mestiere di costruire", pubblicato postumo dopo la sua morte avvenuta nel 2001.  Certamente a livello puramente grafico i disegni dei suoi progetti, realizzati e non, possono essere ora Anni '70 ora Anni '90, ma andando oltre queste esteriorità, le sue architetture rimangono sempre attuali ed innovative.

 

Insomma cos’è che è cambiato in questi ultimi anni?

In negativo molte cose, in positivo solo alcune, forse più potenti e rivoluzionarie delle prime.

Tra le cose negative: la privatizzazione del fenomeno vita; iniziata decenni fa come ricerca scientifica disinteressata per il bene dell'umanità, grazie alla "privatizzazione del mondo" è arrivata a maturazione da diversi anni con i brevetti di organismi viventi e la commercializzazione di organismi geneticamente modificati. [1]  Fino a che punto siano geneticamente modificati può saperlo, forse, solo uno specialista [1-bis]; ma come può egli prevedere ciò che è di per sè imprevedibile, se non appunto verificabile nel tempo tramite uno scellerato esperimento omicida e criminale su di noi, sulla nostra salute, sull'ambiente naturale?

Ci sarebbe anche da fare un distinguo ed entrare nello specifico, poiché in realtà l’uomo da millenni modifica geneticamente gli organismi viventi vegetali e animali, tant’è che molte specie si definiscono come “domestiche”; e ciò un tempo veviva fatto esclusivamente con la selezione e gli incroci, ora invece si fa [N.d.R.: aggiungere:] con strumenti e tecniche immensamente più potenti manipolando direttamente il codice genetico dell’organismo.

Quindi, senza voler criminalizzare in blocco i brevetti genetici  (infatti, perchè qualcun altro dovrebbe sfruttare a nostro danno il nostro lavoro innovativo, se questo è utile? ... laddove sia davvero utile), il problema è: fino a che punto è lecito spingersi in questo altro nuovo esperimento su noi stessi? [2] Non sono bastate le legnate del recente passato? Clorofluorocarburi e alterazione della ozonosfera, cioè il famoso “buco dell’ozono”, diossina tossica negli erbicidi, cioè l'uso del famigerato DDT, le fibre di amianto-cemento in edilizia, e altro ancora?

E perché un’attività così delicata, la modificazione genetica, non è accuratamente regolamentata a tuttoggi in alcun modo? [N.d.R.: cancellare anche nel PDF; affermazione falsa] Ne sappiamo sempre troppo poco:  ne vale la penaNe vale la pena solo perché se non lo faccio io, lo farà qualcun altro e io (impresa, multinazionale, ecc.) rimarrò tagliato fuori"? Cioè in virtù della competizione nel singolo mercato tra le imprese commerciali? Fatto sta che prima ancora di sapere esattamente che cos’è il fenomeno Vita,[3] ci si avventura empiricamente in un’impresa kamikaze con questi O.G.M. e non O.G.M.,[1-bis] organismi geneticamente modificati, o forse solo ingenuamente modificati, al fine di fare soldi persino con la Creazione altrui: della Natura, di Dio, o di chi ti pare, ma non certo opera da privatizzare.

 

Sempre in negativo, aggiungerei nella lista dei mutamenti epocali apocalittici, almeno l’inquinamento da polveri sottili derivanti dall’impiego delle nanotecnologie,[4]  dagli effluvi delle ciminiere di centrali termiche e di inceneritori, i quali a quanto pare filtrano solo il particolato più grossolano [5].  E vorrei aggiungere anche i folli progetti di geoingegneria volti a controllare il clima, il ciclo dell'acqua, e gli eventi metereologici.[6]  Su questi progetti James Lovelock è scettico e ci avverte: addomesticare il clima significa sostituirsi forse definitivamente alle forze della natura, vuol dire sostituirsi a dei meccanismi estremamente sofisticati di autoregolazione naturale, ovvero a cicli e a processi compensativi di scala immensa: che senso ha? [7] In sostanza lo scienziato inglese in uno dei suoi libri di successo afferma:  perchè l'umanità dovrebbe fare il lavoro che la natura fa gratis?  Solo per poter decidere quando e dove pioverà, per non rovinare un giorno di parata a festa ed altre sciocchezze? O per specularci sopra? [8] O per non essere da meno di qualche potenza militare straniera?

Detto volgarmente, l’umanità per un motivo o un altro si avventura così in “un mondo di plastica”, con cibo di plastica, clima di plastica, tutto finto e inutile.  Perché sicuramente inutile?  Perché è evidente che non si può giocare a fare i creatori con determinati processi, di una complessità inimmaginabile, prima ancora di aver compreso l’esatto funzionamento del mondo naturale, cioè non solo il come, ma anche ed esattamente il perchè dei vari fenomeni, con tutte le loro interazioni e interrelazioni.  E' chiedere troppo? No, non è chiedere troppo, poichè la genetica non è di certo semplice arte culinaria.

 

In tutto questo la competizione, o meglio l’aspetto economico ad essa sotteso, la fa da padrone.

Il dio denaro e gli interessi economici di parte muovono tutto questo circo equestre anarchico.  I complotti sono sempre esistiti e ci saranno sempre, ma è opinione di molti studiosi di varie discipline, da me condivisa, che qui non vi sia alcun complotto dietro tutto questo caos anarchico.  Come ha avuto a dire più di un giornalista, magari ci fosse un complotto e ci fossero dei burattinai, almeno il tutto avrebbe un senso.  Il problema invece è, ed è stato, il successo di determinate idee e concetti sbagliati, falsi, ingannevoli.  E come sono stati bravi in questi ultimi decenni i parolai paladini del neoliberismo economico a raccontare ai popoli un ammasso di menzogne. [9] [10] [11]  Come si fa a ragionare con questo sistema anarchico e mercantile da meretricio?  Come convivere con questo sistema dello spreco? [12] [13] [14] [15]

 

Per forza che ci manca sempre qualcosa: ci hanno tolto le cose più importanti!  La capacità di essere consapevoli delle nostre scelte, la capacità di capirci qualcosa confondendoci appositamente le idee con una miriade di informazioni contrastanti e in una quantità tale che noi non si possa passare al vaglio alcunchè con il nostro buon senso.

Poi, quando i persuasori occulti – moderni sacerdoti del potere mercantile -, vedono che hanno di fronte qualcuno che ragiona con la propria testa, cosa fanno?  Ti denigrano, immancabilmente: non è cosa di tua competenza, in questo campo tu non sei preparato, non ci capisci niente, non è la tua specialità, fatti gli affari tuoi, ignorante ... e bla, e bla.

E se riesci infine a dimostrare loro e a chiunque altro che invece ne capisci eccome, che fanno i disinformatori, i moderni sacerdoti custodi della verità?  Ti bollano come eretico, sorta di pazzo, ergo una persona cui non prestar fede, segno che costoro, i quali dovrebbero avere in tasca la verità, non hanno più argomenti per metterti in cattiva luce.  Così hanno fatto e fanno sempre con tanti scienziati, ricercatori e studiosi che non fanno loro comodo e i quali non stanno sul libro paga di qualche potentato o lobby economica: mettendoli alla berlina.  L'ingerenza di queste montagne di denaro è tale, che persino la ricerca scientifica si può trasformare in semplice "scienza marcia", cioè scienza aggiogata alle finalità del profitto a qualsiasi costo, falsificando le prove e i dati, così da poter vendere prodotti letali per la salute umana e l'ambiente.  A costo di sembrare prosaici, la storia dei vari clorofluorocarburi, DDT, fibre di amianto-cemento, ecc., si ripete.

In altre parole, il sapere settoriale a compartimenti stagni fa comodo a chi ha ancora margini di manovra nel sistema, seppure neanche costoro riescano a controllarlo pienamente  (in altre parole, approfittano delle falle del sistema per trarne un vantaggio, ma niente di più);  questo sistema socioeconomico ripugnante, basato fondamentalmente sullo sfruttamento del prossimo e sullo sfruttamento predatorio senza alcun ritegno delle risorse naturali e del vivente.  Il fatto è che non si può pigliare a lungo in giro la natura o, ammesso che vi sia un creatore (ma non è l'opinione di tutti), non si può abusare della pazienza infinita di chi l'ha creata:  potrebbe essere affatto infinita.

 

 

Ora, in tanta negatività sufficiente a far desistere chiunque dal reagire pragmaticamente, cosa c’è di tanto positivo da poter sperare che cambi qualcosa, e che tutto cambi in meglio?  Cosa ci può far sperare in un mondo migliore di questo letamaio plastificato imputrescibile?

C'è un dato epocale, sottaciuto volutamente o sottovalutato dai politici paladini della crescita economica, ossia che un numero minimo di persone, pare sia statisticamente il 10 – 12% della popolazione mondiale, è attualmente in grado di produrre tutti i beni e i servizi di cui abbisogna l’intera umanità. [16]

Non c’è nemmeno bisogno di aspettare il dato statistico.  Chiunque si può rendere conto da sé che la meccanizzazione del lavoro e delle attività umane, l'automazione, la robotizzazione dei processi produttivi, l’informatizzazione della burocrazia, l'informatizzazione dei lavori d'ufficio e dei servizi specialistici, l’efficientismo tecnologico capitalistico, la razionalizzazione della produttività, e tante altre cosine da annoiare persino una statua di sale, hanno prodotto questo risultato finale: c’è poco da lavorare ai nostri giorni. [17] [18]

 

 

Lo vogliamo dire in un altro modo arcinoto?  Non c’è lavoro per tutti.  Altri dicono semplicemente che siamo troppi.  Sembra una cosa banale, ma al contrario non è banale per niente, e per di più dire che siamo troppi, e di conseguenza che c’è poco lavoro per tutti, è dire il falso.  O meglio, è dire sì una cosa vera, ma affermando così fatalisticamente una falsa idea, cioè che non esiste un'alternativa a questo dato di fatto.

 

Non siamo troppi per niente invece, anzi siamo pochini in confronto a questo universo che ci circonda, praticamente un nulla.  Siamo troppi allora in questo pianeta?  Nemmeno:  la più grande risorsa che abbiamo a nostra disposizione non è l’oro nella miniera, ma siamo proprio noi, è l’intelligenza e l’operosità umana.

Come spiego meglio nel capitolo che segue con un esempio tra i tanti possibili, è solo grazie all’ingegno umano che il carbone e successivamente nei secoli il petrolio, sono diventati per noi delle risorse energetiche.  Prima erano risorse potenziali praticamente inutilizzate e inutilizzabili.  E non valevano un bel niente, o quasi.  Senza sottilizzare sugli effetti negativi dell’utilizzo degli idrocarburi, il concettone è quello che la mente e il pensiero umano sono una immensa risorsa, che le persone sono una risorsa, che l’essere umano può fare cose incredibili, veri miracoli, soprattutto mediante un progresso spirituale collettivo.

Non abbiamo bisogno di geni e di eroi, o meglio, non abbiamo bisogno solo di loro. Bisogna attivare tutti, dico tutti. Pertanto bisogna essenzialmente saper … collaborare. [19]

E' inutile che un politico qualsiasi si presenti al popolo promettendo rinnovata prosperità, perchè con il solito sistema e vizio di privatizzare pure l'aria che respiriamo, [20] [21] [22] non ci sarà mai alcun cambiamento di questo stato di cose.

 

Un caso tipico di parolai è quello di coloro i quali mediaticamente sulla stampa e in ti-vù in passato vi hanno raccontato la fandonia che l’economia di una nazione è simile a quella domestica, o di un privato, o oppure fatto intendere che si potesse gestire come quella di una azienda privata. [24]

Che questo avveduto economista sia stato uno di quelli che paragonava l’economia di uno stato a quella casalinga, oppure al contrario un capitano di industria che paragonava la gestione statale a quella aziendale mediante la solita tiritera neoliberista, entrambi vi hanno raccontato delle menzogne.  Altrimenti, se fossero stati in buona fede, come hanno fatto a ignorare che la moneta non è più riconvertibile in oro da un bel pezzo (dagli Anni '70 la banca centrale di uno Stato non è più obbligata ad emettere moneta in proporzione diretta alle proprie riserve auree), e che di conseguenza uno stato con sovranità monetaria può stamparsi ed emettere elettronicamente tutta la moneta che vuole?  E che il dare e avere per uno stato è tutto il contrario di quello del contesto microeconomico di una massaia o di una azienda privata?

Come hanno fatto a mettersi pure in bella mostra in televisione e a paragonare la contabilità e la gestione di uno stato con quella privatistica? Una con aggregati macroeconomici e possibilità di politica monetaria, e l’altra con parametri microeconomici che non vanno mai al di là del “proprio naso” di privato o di impresa nei loro interessi particolaristici? [9] [15]

Certo, l’emissione della massa monetaria deve essere commisurata alle attività produttive di beni e servizi di quella nazione, e deve essere commisurata agli scambi, altrimenti è inevitabile scivolare in un’inflazione incontrollabile, sempre che non sia voluta ed abbia effetti positivi sulla bilancia dei pagamenti in termini di esportazioni; eccetera. Chiunque abbia almeno qualche nozione di Economia politica sa queste cose, o ragionandoci sopra, può arrivare a capirle. [25]

Per chi sia interessato all’argomento allego a fondo pagina la biobliografia del caso.  Se tra questi testi ne compaiono su Karl Marx [21] [22] [23]   e di studiosi del marximo come David Harvey, non pensiate che io vi voglia indottrinare verso il comunismo. Harvey è un sociologo, ricercatore e docente universitario angloamericano, e non credo sia di origini russe, e nemmeno che mangi i bambini, come si diceva dei comunisti negli Anni ‘50!

Il fatto è che non possiamo ignorare il funzionamento del sistema economico in cui viviamo, e la critica marxista al capitalismo è l’occasione per … guardarci allo specchio.  Per capire chi siamo e capire da dove veniamo.  In una società in cui il denaro ha tanta importanza non possiamo ignorare queste problematiche; dobbiamo documentarci prima di suicidarci per bene come stiamo facendo, come intera umanità, non solo come occidentali.  Dimenticavo: il fatto che tra la bibliografia possiate trovare un Ezra Pound non significa nemmeno che all’opposto io vi voglia instradare verso il dolce far nulla (il Pound propose la riduzione della giornata lavorativa - cioè di lavorare meno, ma di lavorare tutti - solamente in una fase iniziale emergenziale finalizzata alla redistibusione del reddito dei cittadini, cui sarebbe seguita poi la piena occupazione giornaliera, giacchè se si vuole lavorare bene e con passione, di lavoro da fare ce ne sarà sempre per tutti e in abbondanza in eterno); e nemmeno se cito il fu Giovanni Auriti, non vuol dire che io sia un grillino del M5S, né che tutti i pro reddito di cittadinanza (il quale non è affatto un sussidio, cioè non è per niente quello che è stato proposto da alcuni)  siano bene informati sull’Auriti insieme a chi lo disdegna tanto e lo bolla come economista eretico, senza nemmeno aver letto una pagina dei sui libri con proposte ben motivate di una riforma del sistema di emissione monetario, quanto meno da vagliare e ponderare, per riattivare la popolazione inattiva espulsa dal mondo del lavoro, almeno come base di consumatori di beni essenziali, per dargli la possibilità di rendersi utili e rientrare nel mondo del lavoro, per non fare politiche di sussidi, cioè di elemosina.

Facendo una piccola digressione, difatti il reddito di cittadinanza non è esattamente un sussidio (per altro dovrebbe essere un minimo indispensabile, cioè permettere al cittadino solo di non finire in mezzo a una strada a fare il barbone, dandogli motivo e stimolo di attivarsi cercandosi un lavoro o accettando i lavori realmente socialmente utili che gli propone lo Stato), non è una regalia per i meno abbienti, ma è l'emissione aggiuntiva di moneta circolante come Proprietà di Popolo, distribuita come reddito base a tutti i cittadini viventi (poveri, benestanti, ricchi, vecchi, giovani), e non cedibile sotto alcuna forma a terzi; di più, se un disoccupato rifiuta per la seconda volta un lavoro, anche di poche ore al giorno o alla settimana o temporaneo, che gli viene proposto dallo Stato, perde il reddito di cittadinanza finchè non redarguisce.  Come sappiamo, uno Stato impone le tasse per pagare in parte i servizi che offre, mentre in parte lo Stato se li paga da sè, emettendo tutta la moneta elettronica e cartacea che vuole, per finanziare i servizi, e la realizzazione di infrastrutture di pubblico interesse e la loro manutenzione.  Quindi sostanzialmente l'imposizione delle tasse serve per ridurre la massa monetaria cartacea ed elettronica circolante, ma ciò è un bene quando l'economia "tira", onde evitare bolle finanziarie come quelle che precedettero il crack finanziario del 1929 negli Stati Uniti, e non nel mentre di una crisi economica, con politiche di austerità, le quali nell'immediato dovrebbero ridurre l'inflazione, e invece finiscono per stragolare qualsiasi economia, specialmente se in crisi.  Ci fai la birra con un'inflazione sotto controllo e gli scaffali dei negozi pieni di merci invendute, fallimenti di imprese, disoccupati a rincorrere con lo sguardo un pallone televisivo, famiglie distrutte, divorzi, violenza privata, e sempre più fanatici terroristi assassini che pensano così di dare un senso alla loro vita.

Allora, una riforma così come fu ideata dall’Auriti, unitamente a politiche economiche e monetarie neokeynesiane come quelle del Warren Mosler, potrebbero salvare questo sistema socioeconomico che non funziona più.  Di sicuro ai giorni nostri adottare unicamente delle politiche macroeconomiche di stampo keynesiano come quelle del Warren, non basterebbe più ad uscire dalla crisi, proprio in virtù del fatto che non c’è lavoro per tutti.  Almeno alle condizioni attuali.

 

 

In conclusione il cambiamento epocale è che, dopo circa tre secoli di fioritura, il Capitalismo stesso ha esaurito il suo compito, quello di portarci verso una nuova era, il tempo in cui si lavorerà meno tutti e si avrà più tempo libero per i propri cari e i propri affetti, per stare con gli amici, per la conoscenza, per l’arte, per lo sport, per tante altre cose, e cioè per riaffermare la dignità dell’essere umano e quella della politica.

E’ forse giunto finalmente il momento di passare dalla produzione della quantità a quella della qualità.  Ben inteso che di imprese capitaliste che producono qualità, con i loro beni e servizi materiali o immateriali, ce ne sono sempre state e ce ne saranno sempre.

 

Noi popolo, ciascuno secondo le proprie possibilità economiche, si consumerà molto di meno, non più sprechi e grandi abbuffate, non più villino con soffitto placcato d’oro, ma se tutto andrà bene, dopo, l’umanità inizierà a progredire a passi da gigante e imparerà che c’è sempre qualcosa di nuovo e di interessante da apprendere, e a qualsiasi età. [38] [39] Che ci si può contentare ed essere felici, o che si può essere ambiziosi senza essere invidiati malignamente, perché la felicità non è questa melma che ci stanno vendendo i parolai.

I parolai parlano ancora di libertà, crescita, occupazione per tutti, grandi profitti e arricchimenti. No. Non ci sarà più nessuna crescita di questo tipo, nemmeno se tutti fossero onesti o dei santi dal primo all'ultimo. Se aspettiamo che il “libero” mercato produca da sé più occupazione, possiamo aspettare millenni.

Vedi ad esempio il colosso economico Cina.  Appena la crisi di rimando dall’Occidente e da iperproduzione loro interna li ha toccati, che hanno fatto i politici di questa nazione ipercapitalista ad esotica dirigenza comunista?  Hanno aperto i rubinetti del credito, forse anche con i finanziamenti degli investimenti dei fondi pensione e di risparmio dell'opulento Occidente in declino, e dato il via a grandi opere infrastrutturali, a grattacieli fantasma (inutilizzati) e ad altre meraviglie. In sostanza hanno adottato politiche neokeynesiane riassorbendo la manodopera inattiva e facendo così circolare il cosiddetto “soldo”, il sangue del corpo sociale.  Addirittura hanno "esportato" interi eserciti di operai, per barattare grandi opere in paesi esteri in cambio di risorse primarie e di terreni da coltivare.  Tuttavia questa strategia neokeynesiana non è più sufficiente ai tempi nostri per risolvere il problema della vera crisi: la crisi occupazionale, o, il che in breve è ormai divenuta praticamente la stessa cosa, la disoccupazione tecnologica.

Il denaro si può considerare come un flusso, al pari di quello sanguigno, e se non circola l’organismo sociale muore, perché cominciano a deperire e morire le sue cellule (indigenza dei singoli individui e delle famiglie), e di qui i suoi organi interni (riduzione in povertà di intere classi sociali), finchè tutto l’organismo va in cachessia. Pertanto certe decisioni spettano ai politici e agli economisti.  Solo la Politica può produrre occupazione di massa e mirare alla piena occupazione, attraverso il suo legiferare, attraverso l’azione dello Stato e politiche monetarie adeguate.  L’iniziativa privata, per quanto possa essere spesso lodevole, non ha quel respiro che hanno le politiche macroeconomiche, cioè dei grandi numeri, cioè statali, nazionali o sovranazionali, o di qualsiasi grande comunità cooperante.

 

Meno Stato?  Lo sentiamo ripetere da più parti come un mantra da troppo tempo: macchè! più Stato invece!, affermano molti economisti.  Meno burocrazia sì, ma meno Stato no, perché "meno Stato"? Chi è quel genio che si è inventato questa barzelletta del “meno Stato”, uguale più ricchezza delle nazioni?  Da quale salotto buono è sortita?  Dai salotti buoni e dai cocktail-parties neoliberisti, qualche decennio fa, in nome di una libertà che invece era solo individualismo ed egoismo a spese degli altri.  Difatti mai da quando si è iniziato a privatizzare interi pezzi di Stato sono aumentate a dismisura la burocrazia e le montagne di carta, che non si sa più dove immagazzinarle.  Alla faccia pure dell’informatizzazione delle scartoffie!  E che dire di quell’altra barzelletta dello Stato inefficiente?  Quanti di noi incappano ogni giorno in problemi irrisolvibili con enti e soggetti privati?  E quanti di noi non ne sono stati danneggiati, almeno una volta nella loro vita? [26] [27] [28]

 

Come e quando la Politica farà qualcosa non è argomento di questo scritto, ma è di fondamentale importanza che si attivino dei veri politici, degli statisti, gente con qualche idea in testa;  persone comuni dotate di buon senso, non eroi o superuomini.  Non mi metto io qui ad elencare cretinescamente tutte le iniziative che si possono prendere per dare lavoro alla popolazione e per creare benessere diffuso e stabilità sociale.  Lo sanno pure i muri quante cose ci sarebbero da fare e non vengono fatte, e ce ne lamentiamo tutti, tutti i giorni:  come potenziare la ricerca scientifica, la tutela del territorio e dell'ambiente, la tutela del patrimonio storico e artistico, potenziare l'agricoltura e l'allevamento biologici, i quali occupano più addetti e producono qualità e salute, favorire e potenziare l'artigianato per conservare la propria cultura, sostenere le piccole e medie imprese, favorire l'istruzione e lo sport a tutte le età, potenziare i servizi per la famiglia e per la donna che lavora, l'assistenza agli anziani, o  riattivando in vario modo gli anziani che volgiono ancora fare, la formazione dei cittadini e degli immigrati, potenziare i trasporti pubblici, ecc., ecc.  Altre soluzioni pragmatiche aggiuntive sono proprio l'oggetto di questo libro e sono qui di seguito esposte:  l'architettura puà fare e fa più di quanto si pensi ai fini dell'organizzazione del territorio.  Infatti escludendo banalmente l'economia dell'industria dell'edilizia, l'architettura può favorire od ostacolare la realtà di molti processi socioeconomici, molto di più di quanto si possa comunemente sospettare.

 

Tra le varie soluzioni ridicole prospettate da più parti, per uscire dalla crisi economica, c’è quella di moralizzare la finanza.  Viene da alcuni ventilato questo, mentre in realtà la finanza fa il suo lavoro, lo fa nel contesto in cui gli viene offerto di agire, e lo fa lavorando al meglio, nonchè da diverso tempo speculando mediante l'utilizzo di software e di velocissimi calcolatori elettronici;  di qui si può facilmente immaginare il numero di transazioni e di scambi che avvengono ogni istante del giorno, 24 ore su 24, a livello mondiale, e la massa monetaria elettronica stratosferica che c'è attualmente in circolazione, sovraproporzionata rispetto al valore di beni e dei servizi reali prodotti nel mondo.  In altre parole nel mercato mondiale girano montagne di soldi virtuali di futuri guadagni, moneta di futuri beni e servizi, i quali molto probabilmente non verranno mai prodotti nel futuro.

 

Nella realtà non esistono una economia reale produttiva buona e dall'altra parte una economia finanziaria cattiva, né una scollatura della seconda rispetto alla prima.  Quindi per indurre il lettore ad una riflessione sull’inutilità di moralizzare il mondo della finanza, e su altro ancora, vi invito a leggere l’articolo che segue di Norbert Trenkle.

 

Le sue parole danno conforto e speranza in un imminente mondo a venire meno disumano di quello odierno in cui stiamo vivendo, dove da decenni si sventola la bandiera del “ti puoi arricchire, e così sarai felice” in una società da lotteria e gratta e vinci, dove un tot ristretto di persone ce la fa, mentre gli altri stanno lì a toccare amuleti vari per azzeccare un numero al lotto. Per forza uno su tanti ce la fa, altrimenti la presa per i fondelli non funzionerebbe, no? E così che l’economia da casinò vince sempre e attira sempre più illusi, rafforzando nel cittadino l’idea che il suo “fallimento” sia dovuto a una sua qualche deficenza e inadeguatezza.

Il Norbert Trenkle fa parte del gruppo di studiosi di economia tedesco Krisis, cooperante con altri gruppi di studiosi e appassionati in tutto il mondo, inclusa l'Italia.  Egli mi ha gentilmente concesso - cosa di cui gliene sono grato -, di ripubblicare integralmente questo suo seguente brillante scritto, lucida sintesi dei grandi processi economici in atto:

 

 

« La "crisi finanziaria" è una crisi del modo di produzione capitalistico.

 

di Norbert Trenkle

 

1. Le cause della presente crisi economica non sono da ricercarsi nella speculazione e nell’indebitamento. Esattamente al contrario, la gigantesca espansione dei mercati finanziari era ed è espressione di una profonda crisi del lavoro e della valorizzazione capitalistica, la cui origine risale almeno a 30 anni fa.

 

2. Dal Crash dei mercati finanziari del 2008 rimproverare a “speculatori” e “banchieri” la loro “avidità” e la loro “ fame di profitto” è diventato uno degli sport più in voga. Ma la caccia al profitto sempre più alto è il motore fondamentale del modo di produzione capitalistico, che funziona secondo il principio “dal denaro fare sempre più denaro” (D-M-D1). È ciò che viene chiamata la “valorizzazione del capitale”. La produzione di merci e lo sfruttamento della forza lavoro per la produzione di queste merci sono solo i mezzi per raggiungere questo fine. Dal punto di vista della valorizzazione capitalistica è perciò del tutto indifferente quello che viene prodotto (dalle bombe a grappolo alla salsa per gli spaghetti), così come il modo in cui viene prodotto (intensificazione dei ritmi del lavoro, precarizzazione, lavoro minorile…) e quali conseguenze tutto questo possa avere (distruzione della natura etc.).

 

3. La logica della valorizzazione capitalistica porta però in sé una fondamentale contraddizione, che è irrisolvibile. Da un lato per poter garantire la valorizzazione del capitale deve essere utilizzata sempre più forza lavoro per la produzione di merci – poiché il fine in sé della moltiplicazione del denaro attraverso l’utilizzo di forza lavoro è astratto e quantitativo e non conosce alcun limite logico. Dall’altro lato, l’onnipresente concorrenza obbliga ad un aumento permanente della produttività attraverso la “razionalizzazione” della produzione. Questo significa produrre sempre più prodotti per unità di tempo, dunque ridurre il tempo di lavoro necessario e rendere “superflua” la forza lavoro.

4.  La fondamentale crisi in potenza che questa contraddizione comporta è stata rinviata al futuro sin dagli anni ’70 grazie ad un accelerazione dei ritmi di crescita. Attraverso l’espansione della valorizzazione capitalistica al mondo intero e a nuovi rami della produzione la domanda di forza lavoro aumentò in modo esponenziale e con ciò vennero compensati gli effetti della razionalizzazione. La “terza rivoluzione industriale” (basata sulle tecnologie informatiche) ha tuttavia reso inefficace questo meccanismo di compensazione. Essa ha portato ad un allontanamento massiccio della forza lavoro da tutti i campi della produzione. Nonostante l’intensificazione e la globalizzazione della produzione, sempre più persone sono considerate “superflue” ai fini della valorizzazione capitalistica. Così si è però avviato un fondamentale processo di crisi che mina inesorabilmente il modo di vita e di produzione capitalistici.

5. Ma cosa c’entra la bolla dei mercati finanziari con tutto questo? La crisi di valorizzazione capitalistica significa innanzi tutto per il capitale non trovare più opportunità di investimento soddisfacenti nell’“economia reale”. È per questa ragione che ripiega sui mercati finanziari e determina così un rigonfiamento di “capitale fittizio” (speculazione e credito). Questo è esattamente quello che è accaduto a partire dagli anni ’80. Questo spostamento verso i mercati finanziari non è che una forma di differimento della crisi. Il capitale in eccedenza trova così una nuova (anche se “fittizia”) possibilità di investimento scongiurando la minaccia di svalorizzarsi. Al tempo stesso il rigonfiamento del credito e della speculazione crea anche un potere d’acquisto addizionale, che può indurre un allargamento della produzione (per esempio il boom dell’industrializzazione in Cina).

6. Tuttavia il prezzo per questa proroga della crisi è l’accumulo di un sempre più grande potenziale di crisi e una estrema dipendenza dai mercati finanziari. L’“accumulazione” di capitale fittizio non può fermarsi. Quando scoppia una bolla, per salvare banche e investitori ai governi e alle banche centrali non resta che pompare liquidità non coperta nei mercati, così da riformare una nuova bolla. È dunque una mera illusione quella che si fanno i dirigenti politici di tutte le parti quando reclamano una maggior limitazione della speculazione. Misure momentanee di regolamentazione sono forse possibili, ma in realtà quello che importa è che la speculazione e il credito vadano avanti, perché il sistema capitalistico può ancora funzionare solo su queste “basi”. Non è perciò un caso che la “realpolitik” si sia condotta secondo questo modello ed abbia rimesso in moto la dinamica dei mercati finanziari.

7. La crisi attuale rappresenta però un salto qualitativo, poiché il crash poteva essere recuperato solo attraverso un indebitamente massiccio degli stati. Per questo la crisi, in quanto crisi delle finanze statali, si rovescia sulla società (“programmi di ‘austerity’”). Ma quando oggi ci dicono che dobbiamo fare sacrifici, perché “viviamo al di sopra delle nostre possibilità”, ci presentano le cose esattamente al contrario di come invece sono. Se oggi è possibile produrre più ricchezza materiale con sempre meno lavoro, questo apre in via di principio la possibilità di una vita migliore per tutta l’umanità. Dal punto di vista capitalistico invece comporta solo una riduzione della produzione di valore. È per questo e solo per questo che ci viene imposto l’“imperativo del risparmio” per una società che da questa produzione di valore è dipendente. Il gigantesco indebitamento è espressione del fatto che il potenziale produttivo creato dal capitalismo fa esplodere la sua propria logica e che la ricchezza in senso capitalistico può essere mantenuta solo con la violenza. La società deve liberarsi di questa forma di produzione di ricchezza, se non vuole essere trascinata nell’abisso con essa. » [29]    [30] [31]

 

E’ inutile che ci sbracciamo per cercare di cambiare questo inaccettabile stato di cose, colpevolizzando questo o quello. Come dice il Serge Latouche prima o poi la Decroissance sereine, la decrescita serena, o meglio ancora come afferma lo stesso Latouche, la a-crescita, [32] [33] la fine della ricerca della crescita economica fine a se stessa, si imporrà gradualmente da sola come soluzione inevitabile al vero problema: l’ossessione della crescita economica e della massimizzazione del profitto a qualsiasi costo. [34] [35] [36] [37] Non lo dico io o un altro, come ce lo spiega bene il Trenkle, ce lo dice il mercato che sono finiti i tempi dei grandi profitti.  Le imprese vincenti saranno sempre più quelle che mirano alla qualità.  Questo della riduzione del margine del profitto, non è un dato di fatto negativo; è un grande evento, segna l’inevitabile prossimo passaggio dalla produzione di mera quantità, appunto a quella della qualità, il superamento dell’era della semplice riproducibilità e delle innovazioni demenziali.

 

Roma, 9 luglio 2016

 

Michele Leonardi

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[29] "La crisi finanziaria è una crisi del modo di produzione capitalistico”:  questo scritto di Norbert Trenkle è reperibile sul sito www.krisis.org ed in particolare alla pagina: www.krisis.org/2010/la-crisi-finanziara-e-una-crisi-del-modo-di-produzione-capitalistico; tutti i diritti riservati © Norbert Trenkle.

Altri articoli si possono trovare sul sito http://anatradivaucanson.it , come ad esempio il seguente: http://anatradivaucanson.it/critica-delleconomia/la-crisi-del-valore-allepoca-del-capitale-fittizio .

[30] “Terremoto nel mercato mondiale. Sulle cause profonde dell’attuale crisi finanziaria”, di Norbert Trenkle ed Ernst Lohoff, a cura di Massimo Maggini, Mimesis Edizioni, Eterotopie, Milano-Udine, 2014.

[31] “Crisi: nella discarica del capitale. La critica del valore, l’euro e l’assurdità delle politiche europee di austerità”, di Ernst Lohoff e Norbert Trenkle; a cura di Riccardo Frola, Mimesis Edizioni, Eterotopie, Milano-Udine, 2014.

[32] “La scommessa della decrescita”, di Serge Latouche, Saggi, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2007-2015; edizione originale francese: “Le pari de la décroissance”, 2006.

[33] “Breve trattato sulla decrescita serena”, di Serge Latouche, Bollati-Boringhieri, Torino, 2008; edizione originale francese: “Petit traité de la décroissance sereine", 2006.

[34]  “L’ordinamento internazionale del sistema monetario”, di Giacinto Auriti, Solfanelli, Chieti 1981-2015;  purtroppo tramite i mass-media vengono veicolati per lo più i concetti ultrasemplificati:  la stessa sorte è toccata al codiddetto "reddito di cittadinanza" dell'Auriti, ma se non si studiano questo suo libro e almeno gli altri due che seguono (peraltro condensati in poche decine di pagine in questi 3 libriccini economici e di cristallina esposizione), non si capirà mai niente di cosa il Prof. Auriti, docente universitario di Diritto con cattedra all'Università di Chieti, intendesse per "reddito di cittadinanza", non di certo un sussidio, tanto meno per i poveri.  Così facendo, con gli slogan ad effetto ma riduttivi, se ne sono stravolte e l'essenza, e le finalità; di più: in questo modo, non sarà nemmeno mai possibile prefigurarne una successiva evoluzione ed applicazione pratica.  Sì, certamente è già un grosso risultato che se ne parli, ma spesso a vanvera.

[35] La Proprietà di Popolo”, di Giacinto Auriti, Solfanelli, Chieti 1976-2013.

[36]  “Il paese dell’utopia”, di Giacinto Auriti, Solfanelli, Chieti 2002-2013.

[37]  “L’ABC dell’Economia”, di Ezra Pound, Bollati Boringhieri, Torino 1994; titolo originale in inglese”ABC of Economics”, di Ezra Pound, 1939.

 

Si sono anticipate le ultime note e rispettiva bibliografia per motivi di immediatezza rispetto alla citazione integrale del Trenkle, nonchè per la massima importanza degli argomenti trattati in questi testi, appunto dalla nota [29] alla nota [37].

 

[1] “OGM. La verità riguarda anche te! Cosa vogliono farci mangiare”, di Corinne Lepage, Il Leone Verde Ed., Torino 2013; titolo originale: “La vérité sur les OGM, c’est notre affaire!” Francia, 2013.

[1-bis N.d.R.: da aggiungere:] “Contro Natura. Dagli OGM al "bio", falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola", di Dario Bressanini e Beatrice Mautino, Rizzoli, Milano 2015: "Il cibo naturale non esiste, così come non esiste il cibo contro natura. Esiste semplicemente il cibo, che abbiamo sempre modificato e che continueremo a modificare.";  "Sappiamo troppo poco di ciò che finisce sui nostri piatti. Ma imparare a scegliere è l'unico modo che abbiamo per difenderci da mode, bugie e luoghi comuni.".  Cosa ci dicono su questo tema gli stessi scienziati addetti ai lavori, ricapitolando con questo libro divulgativo i risultati di oltre 40 anni di ricerche ed applicazioni in biotecnologia ed ingegneria genetica.

[2] “Scelte alimentari non autorizzate. Dai cibi di distruzione di massa a una nuova coscienza agroalimentare”, di Marco Pizzuti, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza 2015.

[3] Che cos’è la vita? Come riconoscere un sistema vivente?  A questa domanda cercano di dare una risposta Humberto Maturana e Francisco Varela nel loro “Macchine ed esseri viventi – L’autopoiesi  e l’organizzazione biologica”, Astrolabio Ed. Roma 1992; rimaniamo tuttavia all'interno di una visione meccanicistica riduttiva del vivente, che ignora il "motore primo", ossia tutto ciò che appartiene al mondo spirituale.

[4] “Nanotoxiques. Une enquête”, di Roger Lenglet, Actes Sud, Francia 2014.

[5] “Il pianeta impolverato. Polveri sottili che innescano malattie, nanopatologie, scie chimiche, trattamento dei rifiuti, uranio impoverito … ci hanno avvelenati”, di Stefano Montanari, Arianan Editrice, Bologna 2014.

[6] “L’alternativa razionale. I pro e i contro dell’ingegneria climatica”, di David Keith, Bollati Boringhieri, Torino 2015; titolo originale dell’opera: “A Case for Climate Engineering”, M.I.T., Cambridge U.S.A. 2013.

[7] “Gaia", di James Lovelock (il libro che ha rivoluzionato l'ecologia; la Terra come un unico organismo vivente capace di autoregolarsi; con parole di Maturana e Varela diremmo che è un sistema autopoietico), Bollati Boringhieri, Torino 1981-2011; testo originale in inglese: "Gaia: A New Look at Life on Earth", Oxford UK, 1979-2000. Rimane il libro migliore di Lovelock, altri Egli ne ha scritti, li citerò nei capitoli successivi.

[8] “Extreme Weather and The Financial Markets: Opportunities in Commodities and Futures" di Lawrence J. Oxley, Editorey John Wiley & Sons, Inc., Hoboken, New Jersey - U.S.A., 2012.

[9] “Le sette innocenti frodi capitali della politica economica”, di Warren Mosler, Edizioni Arianna, Parlermo 2012; titolo originale dell’opera: “The Seven Deadly Innocent Frauds of Economic Policy”.

[10] “Globalizzazione della povertà e Nuovo ordine mondiale”, di Michel Chossudovsky, EGA Editore, Torino 1998-2006; titolo originale: “The Globalisation of Poverty: Impacts of FMI and World Bank Reforms, Third World Network 1997.

[11]  “Breve storia del neoliberismo”, di David Harvey, Il Saggiatore, Milano 2007; titolo originale dell’opera: “A Brief History of Neoliberalism”, David Harvey 2005.

[12]  “Il potere dei giganti. Perché la crisi non ha sconfitto il neoliberismo”, di Colin Crouch, Editori Laterza, Roma-Bari 2014; titolo del testo originale in lingua inglese: “The Strange Non-Death of Neoliberalism”, Polity Press, Cambridge, U.K. 2011.

[13]  “Un’ossessione pericolosa. Il falso mito dell’economia globale”, di Paul Krugman, RCS Libri spa, ETAS, Milano 1997-2000; titolo originale dell’opera: “Pop international”, M.I.T. Press 1996; quest'opera del Premio Nobel Krugman sfata una comune credenza sulla globalizzazione ed è sempre attuale.

[14]  “Diseguaglianze”, di Thomas Piketty, EGEA, Milano 2003-2014; edizione originale in francese: “L’économie des inégalités”, Parigi 1997-2014.

[15]  “Manifesto degli economisti sgomenti. Capire e superare la crisi”, di Philippe Askenazy, Thomas Coutrot, André Orléan, Henri Sterdiniak, Edizioni Minimum Fax, Roma 2012; titolo originale dell’opera: “Manifeste d’économistes atterrés”, Parigi 2010.

[16]  “L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza”, di David Harvey, Feltrinelli, Milano 2011; edizione originale: “The enigma of capital and the crises of capitalism”, David Harvey 2010.

[17]  “Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo”, di David Harvey, Feltrinelli, Milano 2014; ediizone originale: “Seventeen contradictions and the end of capitalism”, David Harvey 2014.

[18]  “Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo”, di Giovanni Arrighi, Il saggiatore, Milano 1996-2014; edizione originale in lingua inglese del 1994.

[19]   "The Evolution of Cooperation. Revised Edition", di Robert Axelord, New York 1984-2006;  consigliato anche dall'Ing. Roberto Vacca.

[20]  "La privatizzazione del mondo", di Jean Ziegler, Marco Tropea Editore, 2003; testo originale in lingua francese: "Les nouveaux maitres du monde et ceux qui leur résistent", 2002.

[21]  “Introduzione al Capitale. 12 lezioni sul primo libro e sull’attualità di Marx”, di David Harvey, Volo-publisher, Firenze-Lucca 2014; titolo originale: “A companion to Marx’s Capital, Editore Verso, London-New York 2010.

[22]  “Il Capitale. Una critica cristiana alle ragioni del mercato”, di Reinhard Marx, Rizzoli Corriere della Sera, Milano 2009; titolo originale in lingua tedesca dell’opera: “Das Kapital. Ein plädoyer für den menschen”, Monaco 2008.

[23]  “L’esperienza urbana. Metropoli e trasformazioni sociali”, di David Harvey, Il Saggiatore, Milano1998; titolo originale: “The Urban Experience”, David Harvey 1989.

[24]  “Come uscire dalla crisi”, di John Maynard Keynes, a cura di Pierluigi Sabbatini, Editore Laterza, Roma-Bari 1983-2004; edizione originale in lingua inglese dell’editore Macmillan, Londra 1972-1982 di una raccolta di saggi di Keynes.

[25]  “L’assurdità dei sacrifici. Elogio della spesa pubblica”, di John Maynard Keynes con una introduzione di Warren Mosler, Edizioni Sì 2012.

[26]  “In alto il Deficit!”, Paolo Barnard intervista Warren Mosler, Ediizoni Sì, anno di pubblicazione non reperibile.

[27]  “In difesa del Welfare State”, di Federico Caffè, Rosenberg & Sellier, Torino 1984-2014.

[28]  “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, di John Maynard Keynes, De Agostini Libri – UTET, Novara 1971-2013; titolo dell’opera originale di Keynes: “The General Theory of Emplyment, Interest and Money”, 1936.

[38] "Come imparare una cosa al giorno e non invecchiare mai", di Roberto vacca, Mondadori Libri, Milano 2014.

[39] "Come fermare il tempo e riempirlo di buone idee", di Roberto Vacca, Mondadori Libri, Milano 2016.

 

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