Lettere aperte agli

Amici di  Marco Todeschini

del Circolo di PsicoBioFisica

 

"Teoria dei vortici cartesiani"

 

di Bernard de Fontenelle

(segue dalla pag. precedente: )

 

SPAZIO-"PIENO" O SPAZIO-"VUOTO"? 

DUE COSMOLOGIE A CONFRONTO NEL SETTECENTO:

I VORTICI DI CARTESIO E LA GRAVITAZIONE UNIVERSALE DI NEWTON.

traduzione dal francese e commento di Michele Leonardi - pagina 6

 

"Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione"

di Bernard Le Bovier de Fontenelle, Parigi, 1752.

"Riflessioni sulla Teoria precedente" - “Parte VI”.

«Quando si vogliono esprimere algebricamente o geometricamente delle forze fisiche, agenti nell’Universo, e che hanno necessariamente per loro natura certi rapporti, e sono vincolate in determinate condizioni, non basta aver fatto un buon calcolo il cui risultato sarà infallibile, e sul quale si potrà essere sicuri di potervi contare:  bisogna, ancora, per far contenta la ragione, interpretare questo risultato, e sapere perché è venuto tale e quale esso è.  Così nella Teoria precedente  (Capitolo 8,  14.) si è trovato non solamente che la forza centrifuga racchiude il quadrato della velocità, ma pure perché essa lo racchiuda necessariamente. Qui io domando perché l’attrazione (gravitazionale) segue i quadrati delle distanze piuttosto che tutt’altra potenza?  Non credo che fosse facile dirlo.»

"Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione" di Bernard Le Bovier de Fontenelle, Parigi, 1752.

"Riflessioni sulla Teoria precedente" - “Parte VII”.

 

«Per lo meno è – ben certo, che questa legge dei quadrati non basterebbe a spiegare numerosi Fenomeni della Chimica. Così violenti, che le maggiori potenze dell’attrazione non sembrerebbero che soddisfarvi appena.  Questa legge dei quadrati  (la legge di gravitazione universale di Newton) non è dunque una legge generale della natura. »

 

Ecco che abbiamo appena criticato poco più sopra la fisica delle alte energie, che lo stesso de Fontenelle ci smentisce dal passato invocando una legge universale, la quale possa contemplare in essa determinate violentissime reazioni chimiche esplosive.  Riguardo invece alla legge generale della natura, ora sappiamo grazie al Todeschini che è l’equazione fondamentale dell’idraulica, ossia l’Equazione di Bernouilli, poiché ciò che sostanzia lo spazio-pieno altro non è che un fluido esilissimo, lo spazio fluidodinamico ponderale incompressibile formulato dal Todeschini.  Egli dimostra attraverso la sua Teoria delle Apparenze, come da questa equazione, grazie alla sua Spazio-dinamica universale, parte organica della T.d.A., si possano ricavare tutte le altre equazioni e leggi della fisica classica per ciascuna delle sue discipline specialistiche, con la conseguenza che si scoprono alcuni piccoli errori e vengono date le formulazioni esatte di determinati fenomeni;  pertanto, come già detto, acclarata la veridicità della T.d.A., piuttosto che accettata con un atto di fede da chi nemmeno l’ha mai letta e studiata, la Fisica ne esce riformata solo in parte, unificata, e perfezionata:  una pacifica rivoluzione, quindi.  Di più, determinate teorie della fisica moderna basate sul concetto assurdo dello spazio-vuoto esteso in 3 dimensioni, od ancor peggio, in 4 dimensioni includendo il tempo  (una dimensione a sé, indipendente, come dimostrato nella  stessa T.d.A.) si rivelano una volta per tutte essere assurde, prive di fondamento e del tutto inutili, se non unicamente a dimostrare quanti innumerevoli artifici si creino, artifici avulsi dalla realtà fisica, volendo ostinatamente concepire lo spazio come vuoto assoluto, solamente perché i nostri limitati sensi ci dicono istintivamente che ciò che non si percepisce è il nulla.  Gas come il metano (come noto, quello commercializzato, a differenza di quello naturale, è additivato con composti dello zolfo per poterne percepire la presenza nell’aria da parte delle persone e quindi il pericolo che ne deriva), oppure come il monossido di carbonio, ecc., sono inodori, incolori, insapori, e possiamo pure presuntuosamente dire che non esistono, ma esistono eccome, e sono pure molto pericolosi per l’incolumità umana!

I paladini dello spazio-vuoto, o spazio-nulla, credono solo in ciò che vedono, e così si sono fermamente convinti che lo spazio e il nulla sono la stessa cosa, mentre, in barba a qualsiasi forma di coerenza, chissà perché credono fermamente che esista una cosa invisibile, inafferrabile, insondabile, oscura e misteriosa come la … forza di gravità!  Qualcuno l’ha mai fotografata questa forza di gravità?  Forse è un fantasma? Che forma di magia è?

Noi Amici del Circolo Todeschini non credendo affatto alle magie e ad una natura prestidigitatrice, ci uniamo allo scetticismo del de Fontenelle, ripudiando le misteriose azioni … a distanza, per giunta attraverso un mezzo come il … nulla, cioè trasmesse per il tramite dello lo spazio-vuoto!

 

 

"Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione" di Bernard Le Bovier de Fontenelle, Parigi, 1752.

"Riflessioni sulla Teoria precedente" - “Parte VIII”.

 

«I due corpi A e B, uguali per massa, si attirano con forza identica, se non si considera nient’altro di più:  ma ciò sussisterebbe ancora, se un A sempre della stessa massa avesse un volume maggiore di B?  Sembrerebbe che la forza di A (in tal caso) sarebbe più dispersa; ma da un altro canto essa abbraccerà meglio B, e con qualche vantaggio.»

 

Su questo il de Fontenelle si sbagliava, poiché la distanza reciproca che bisogna considerare è sempre quella tra i baricentri delle due rispettive masse; e pure non è vero che un corpo attira l’altro a piacimento, mentre invece i due corpi reciprocamente attratti si dirigono verso il baricentro complessivo comune alle due masse considerate come un unicum.  Almeno, questo è vero per la fisica ufficiale newtoniana e post-newtoniana, e pure se non dovesse essere perfettamente aderente alla realtà come modello fisico-matematico, si contano innumerevoli conferme ed eccezionali risultati di uso pratico.

 

 

"Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione" di Bernard Le Bovier de Fontenelle, Parigi, 1752.

"Riflessioni sulla Teoria precedente" - “Parte IX”.

 

«Se A e B, con massa e volumi uguali, non differiscono che perché l’uno è un solido, mentre l’altro è un fluido, avranno una forza (attrattiva sempre) uguale? Oppure, quale sarà la differenza tra le loro reciproche attrazioni?»

 

Anche a questa domanda, legittima, del de Fontenelle rispondiamo come sopra:  la forza attrattiva è sempre la stessa, non varia finché le masse sono uguali, quale che sia la loro densità e, di conseguenza, volume, o forma se il baricentro di ciascuna di esse rimane invariato, e quindi se la distanza tra i due baricentri dei due corpi rimane sempre la stessa.

 

 

"Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione" di Bernard Le Bovier de Fontenelle, Parigi, 1752.

"Riflessioni sulla Teoria precedente" - “Parte X”.

 

«I corpi A, B e C (dati come) uguali, essendo disposti lungo la stessa linea  (noi diremmo:  dati i loro baricentri disposti lungo una linea retta),

e posti a distanze eguali, l’azione mutua dei due estremi A e C, passa attraverso B, oppure ne viene fermata?»

 

Risposta:  B rimane immobile, mentre A e C convergono verso il baricentro di B, e B non impedisce affatto la misteriosa “amorevole” azione a distanza gravidica tra i due corpi A e C, “follemente reciprocamente attratti”.  Il Lettore mi scusi se di tanto in tanto ironizzo sulla paccottiglia della fisica accademica blasonata, ma questo è dovuto all’aver appreso della T.d.A., al quale mostra e dimostra tutte le lacune e le incongruenze di certe acquisizioni della fisica moderna del tutto dogmatiche.

 

 

Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione" di Bernard Le Bovier de Fontenelle, Parigi, 1752.

"Riflessioni sulla Teoria precedente" - “Parte X”.

 

«Ma una cosa ancor più importante, è quella di sapere se con l’attrazione, quale che ne sia la legge, si ammetterà così anche la forza centrifuga.» … omissis …

 

Omissis.

 

Saltiamo a piè pari le pur legittime domande e dubbi che il de Fontenelle pone sull’altrettanto meccanismo d’azione della forza centrifuga, oltre che di quella gravidica.  Ancora una volta la Teoria della gravitazione universale si ferma a descrive il “come”, ma non dà mai ragione del “perché”, lo stesso dicasi della legge delle aree di Keplero in relazione ai moti orbitali dei pianeti.  In particolare, riguardo la misteriosa forza centrifuga, il Todeschini ha scoperto e dimostrato come, in breve, in ultima analisi non sia altro che l’inerzia della massa di spazio fluido a provocare l’effetto centrifugo sulla materia;  materia che appunto si scontra, viene urtata dalla massa eterea dello spazio fluido.  Quindi, il movimento relativo tra una determinata porzione di materia e una corrente di spazio fluido – i cartesiani la definirebbero appunto un vortice etereo -, provoca l’effetto centrifugo, e l’apparenza percepita dai nostri limitati sensi ingannevoli, che sia in azione una misteriosa invisibile forza che tende a deviare la traiettoria circolare rotatoria di un determinato corpo in direzione rettilinea istantanea tangente a ciascun punto della stessa traiettoria circolare.

 

 

Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione" di Bernard Le Bovier de Fontenelle, Parigi, 1752.

"Riflessioni sulla Teoria precedente" - “Parte XV”.

 

Qui il de Fontenelle continua a riferirsi e a criticare il Sistema Newtoniano, da egli ritenuto dichiaratamente falso, come afferma in uno dei passi del suo libro qui omessi.

 

«Se la materia è finita  (cioè limitata in rapporto allo spazio dell’universo, di cui ne occupa solo una porzione, appunto limitata), essa non sarà, sempre in rapporto allo spazio, che una quantità infinitamente piccola;  e l’Universo, sebbene del tutto reale, non sarà che un vuoto immenso che non conterrà nulla, privo di alcuna forza, di alcuna azione, di alcuna funzione,  (in confronto) a una piccola parte (ad esso) prossima (vicina, in continuità con esso, contenuta in esso), che non meriterà (nemmeno) di essere considerata.  L’Onnipotente non avrà versato nulla in questo vaso.»

 

Omissis.

 

Giustamente il de Fontenelle dice che l’universo newtoniano è in sostanza un nulla pieno di nulla, ove non può accadere nulla, dal momento che la materia occupa una insignificante porzione di esso.  Dio o la Natura, o il Caso, avrebbero pertanto creato un non-contenitore immenso, che nulla all’interno di esso può contenere, se non una quantità insignificante di polvere, la materia che noi conosciamo, occupante una porzione insignificante di esso.   La domanda successiva implicita è:  perché concepire – “chiunque sia il responsabile!” – un contenitore infinito, il vuoto assoluto, per poi mettervi dentro una quantità insignificante di un quid chiamato materia?.

L’altra domanda poi sarebbe: ma se lo spazio è il vuoto assoluto, come fa ad avere 3 estensioni, 3 dimensioni?  Almeno una linea retta geometrica due estensioni, le ha.  Un quadrato:  ha due dimensioni.  Un punto:  ha una dimensione. E se un punto unidimensionale o un quadrato bidimensionale sono solo figure geometriche, ideali, irreperibili nella realtà fisica, ma reperibili in quella spirituale adimensionale e nell’astratta matematica, appartenente al mondo delle idee o spirituale che dir si voglia – a maggior ragione:  come è mai concepibile uno spazio dotato di 3 dimensioni ma fatto di … vuoto, cioè di nulla?

Come fa un’entità indefinita come il nulla a contenere qualcosa?  Se è un nulla, come fa ad avere 3 dimensioni, e come fa Einstein a fornirgli persino una quarta dimensione, il tempo, solidale con le prime 3?

Tutto ciò è a-logico, paradossale, incoerente, fantascientifico, in una parola:  palesemente falso.  Per qualche motivo altrettanto oscuro quanto la forza di gravitazione universale  (si fa per dire), la mia empatia nei confronti delle argomentazioni del de Fontenelle e della sua persona, stanno aumentando a dismisura, pagina dopo pagina, anche a distanza di secoli!

 

Rispetto alla sola legge di gravitazione universale, l’errore di Newton non è stato e non è quello di descrivere il come, cioè i termini quantitativi dell’attrazione gravidica, verificabile di continuo con eccezionale precisione almeno sulla Terra, da chiunque.  Infatti egli affermava di non aver mai avuto la pretesa di spiegare così il perché della forza di gravità.  Ma l’errore sopraggiungeva subito dopo quando per giustificare l’inerzia e il moto uniformemente accelerato dei corpi celesti, introduceva il concetto di vuoto assoluto di cui sarebbe sostanziato lo spazio tridimensionale.  Di qui il suo “ipotesi non fingo” (non fingo non ipotizzo alcunché; afferma Isaac Newton), a differenza del de Fontenelle che dice fin dall’inizio anch’egli polemicamente: “je suppose le Plein absolut” (ipotizzo il pieno assoluto; riguardo lo spazio tridimensionale, cioè: ipotizza lo spazio-pieno), ad un esame più attento si rivela invece aver proprio bisogno un‘ipotesi fondamentale quale quella del vuoto assoluto, dello spazio-nulla, per poter sostenere la sua più generale Teoria della Gravitazione Universale, con un deus ex machina che ha dato un impulso iniziale al moto rettilineo uniformemente accelerato dei corpi celesti  (chi li ha ammassati prima di muoversi? … la forza di gravità, naturalmente!), i quali, per poter andare a zonzo per lo spazio hanno bisogno assolutamente di girovagare nel nulla, perché altrimenti l’attrito con altra materia, od altra sostanza inclusa quella esilissima eterea, finirebbe con rallentarli fino a fermarli del tutto prima o poi.  E che dire di polveri interstellari e molecole e atomi sparsi nello spazio?  Con il passare del tempo non dovrebbero questi rallentare tutto il caotico orologio cosmologico newtoniano?  Macché, basta far finta di niente e il problema è risolto! Trattasi di attrito trascurabilissimo: ecco qui l’ipocrisia totale, la finzione assoluta, la fantascienza dello spazio-vuoto.

Tornando ai nostri giorni:  qualcuno tra di noi ha mai avuto notizia di un satellite inviato nello spazio interplanetario, che si sia mosso secondo una direzione rettilinea allontanandosi dalla Terra?  Mai sentito.  Allora chi ci assicura che se si immettesse un satellite nello spazio, lanciato dopo un impulso iniziale lungo una traiettoria rettilinea ben calcolata e ben lontana dai campi gravitazionali dei vari pianeti del sistema solare cui potrebbe avvicinarsi nel suo percorso, questo satellite non finirebbe prima o poi per fermarsi in seguito all’attrito continuo, non solo con la materia rarefatta presente nello spazio, ma pure con la massa esilissima ma ponderosa eterea di spazio fluido in movimento rotazionale intorno al centro del sistema dato dal Sole?

Un esperimento del genere confermerebbe i contenuti predittivi della T.d.A.:  un tale satellite rallenterebbe vieppiù la sua corsa fino a fermarsi, e nel contempo sarebbe costretto a deviare gradualmente la sua traiettoria rettilinea, fino a seguire il moto circolare rotazionale del Vortice etereo del Sistema Solare;  probabilmente non riuscirebbe neppure ad uscire al di fuori del campo centromosso Todeschini del Sistema Solare, per cui, anche non andando a collidere con alcun meteorite o cometa, finirebbe per tornare indietro, verso la Terra, o meglio verso il centro del Sistema Solare, né più né meno come accade per le comete.  Quindi, se mai un giorno un satellite artificiale di esplorazione scientifica come ad esempio il Voyager, dovesse tornare indietro, staremmo quasi certi che non ce lo ha rimandato indietro una civiltà aliena.

E quando apprendiamo che i geni della N.A.S.A., l’ente spaziale nazionale statunitense, hanno sfruttato l’effetto catapulta dato dai vari campi gravitazionali dei pianeti intercettati dal Voyager per lanciare questo stesso satellite a velocità sempre maggiori nello spazio, nel minor tempo possibile quindi, e in direzione dello spazio esterno al sistema solare, capiamo che i geni della N.A.S.A. sono tali perché non hanno creduto fino in fondo alla storiella del vuoto assoluto, ma non è facile “coglierli con le mani nel sacco”!  E addirittura potrebbero aver sfruttato al meglio il senso di rotazione della corrente di spazio fluido del Vortice solare, assecondando in parte lo spin di quella stessa corrente, e l’urto incessante di quella corrente eterea sul corpo del satellite Voyager , cosa che avrebbe rafforzato il suo moto extrasolare.

In altre parole, è la stessa cosa della rotta scoperta, o riscoperta che sia come dicono gli invidiosi, da Cristoforo Colombo verso e dalle Americhe, che sfruttava, vado a memoria, i venti Alisei in una direzione, e nell’altra, se ricordo bene e non erro, la Corrente del Golfo nell’altra.

Di più, l’effetto catapulta è un’ulteriore spinta che il Voyager ha ricevuto grazie alla corrente eterea locale dei vari Vortici dei Pianeti del sistema solare.

 

Allora, a chi dobbiamo credere, ai Newtoniani e ad Einstein, oppure ai Cartesiani e a Todeschini?

Conoscendo noi entrambe le varie teorie giustapposte, ci chiediamo: cos’è reale nel Mondo fisico?

Di che cosa è sostanziato l’Universo materiale?  Di spazio-vuoto, oppure lo spazio-pieno?

 

Per noi Amici del Circolo Todeschini il problema ormai è superato da un tempo che ci pare ora un’eternità.

Dall’alto della Teoria delle Apparenze vediamo dei minuscoli esseri, forse delle formiche, affannarsi intorno ad una briciola di pane chiamata “fisica delle alte energie”, mentre dietro di loro c’è una montagna di chicchi di grano da portare a casa, ma è talmente grossa che non la vedono, e mai potranno comprenderla, perché per loro quella montagna è inodore, insapore, incolore, invisibile.  Non potendo coglierla coi loro limitati sensi, si ostinano ad ingannare la loro mente che non può di conseguenza nemmeno esistere.

 

Un caro saluto a voi tutti Amici del Circolo Todeschini,

Vss. Michele Leonardi

 

 

 

SPAZIO-PIENO O SPAZIO-VUOTO? 

DUE COSMOLOGIE A CONFRONTO NEL SETTECENTO:

I VORTICI DI CARTESIO E LA GRAVITAZIONE UNIVERSALE DI NEWTON.

traduzione dal francese e commento di Michele Leonardi

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Teorie cosmologiche a confronto nel Sett[...]
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