Lettere aperte agli Amici di Marco Todeschini

del Circolo di PsicoBioFisica

(segue dalla pag. precedente: )

 

SPAZIO-"PIENO" O SPAZIO-"VUOTO"? 

DUE COSMOLOGIE A CONFRONTO NEL SETTECENTO:

I VORTICI DI CARTESIO E LA GRAVITAZIONE UNIVERSALE DI NEWTON.

traduzione dal francese e commento di Michele Leonardi - pagina 2

 

Fonte: Gallica, la Biblioteca digitale on-line della Biblioteca Nazionale di Francia, con sede a Parigi.

Ma … la cosmologia della Spazio-dinamica todeschiniana ci porta a concepire un universo stazionario, oppure dinamico?

Nulla quaestio, nessun problema, se qualcuno pensa che tale realtà sia stazionaria, statica, neotolemaica, vetusta, ecc., non è affatto così. L’universo scoperto dalla T.d.A. è un immenso, un’infinitamente grande meccanismo di sistemi concentrici di campi rotanti centromossi di spazio fuido, i quali trascinano nel loro moto infinite porzioni di materia, che poi altro non è altro, a livello microscopico, che costituita da una infinità di ulteriori campi centro-mossi rotanti. Quindi l’Universo è stazionario, nel senso che lo “spazio-pieno” non si espande affatto nel …. nulla ( ! ! ! ), ma è pure dinamico, poiché nessuna delle sue infinite parti è realmente immobile, ma tutto è in movimento. Sì, potremmo per assurdo dire, posizionando il nostro sistema di riferimento universale “assoluto” sul nostro stesso corpo, che tutto l’universo gira intorno a noi, ma la stessa cosa potrebbe dirla un nostro amico, ecc., e quindi va da sé che si tratterebbe sol odi un sistema di riferimento relativo convenzionale. E se qualcuno dovesse insistere che Lui è il Re dell’Universo, e che solo lui sta al centro dell’universo, potremmo sempre rispondergli con le acutissime parole del de Fontenelle, sopra riportate: è semplice dimostrare che in un corpo infinitamente esteso non può esistere un centro assoluto, poiché se così fosse, questo sarebbe possibile solo per un corpo sferico inconcepibilmente immenso, ma pur … finito, ovvero con un centro equidistante nient’altro che dai suoi limiti. In breve, un corpo infinitamente esteso non avendo limiti, non può avere una forma geometrica: è infinito in qualsiasi direzione e basta. Lo dice il significato della stessa parola “infinito”, cioè “non finito”, “senza una fine”, “senza un confine”, e quindi senza un limite, senza una forma. Alla stessa stregua di chi si pone l’assurda domanda: ma allora, se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Dio? Come già affermava il filosofo greco Democrito nell’antichità, ciò che è eterno non ha avuto mai inizio, è semplicemente eterno perché non è mai nato, e viceversa (questa non è una affermazione tautologica, bensì una “verità eterna”, une verité eternelle selon René Descartes). Ed è più o meno la stessa cosa che nell’antichità affermava il filosofo taoista Lao-tze: il Tao (o meglio, il senza nome) è eterno, è sempre esistito e sempre esisterà. Non ha quindi nessun senso porsi la domanda: ma chi ha creato l’Eterno? Perché l’eterno non è mai “nato”, si tratta di un concetto anche non condivisibile, non gradevole, come l’infinito. Mentre alcune persone amano perdersi nell’infinito, senza ricorrere all’uso di droghe però, altre ne sono terrorizzate,e si attaccano a vari feticci rassicuranti: il rito, le false credenze, una fede non vissuta realmente ed accolta superficialmente senza alcun sentimento, ecc.

 

Proseguiamo con la traduzione e la lettura del libro di Bernard de Fontenelle del 1752:

 

« 3. A maggior ragione la massa finita della materia potrà suddividersi in Vortici. Noi non conosciamo con certezza che alcune cose che succedono nel nostro Vortice, al quale assegniamo il Sole come centro. Da questo centro sino a Saturno, che ne costituisce (nota del traduttore: del Vortice solare) il corpo celeste visibile più lontano, ci sono 300 milioni di leghe (n.d.t.: miglia), e non siamo niente affatto sicuri che il Vortice termini con Saturno. »

 

« 4. Io ipotizzo che tutti i movimenti circolari dei Pianeti del nostro Vortice attorno al Sole siano perfettamente circolari, anche se non sono tali (n.d.t.: nella realtà).

(N.d.t.: L’orbita, il movimento orbitale di) Mercurio è il più eccentrico di tutti rispetto al Sole, e Venere quello meno eccentrico. La più grande delle orbite, e la minore distanza di Mercurio dal sole sono tra loro nel rapporto di 20 a 13, e le due simili di Venere nel rapporto di 125 a 124: da cui si vede che l’Orbita di Venere si avvicina molto di più a descrivere un cerchio perfetto di quella di Mercurio. Entro questi due estremi stanno tutte le altre Orbite. Si può concludere da tutto ciò che l’ipotesi di ritenere tutte le Orbite esattamente circolari non è eccessivamente forzata, senza contare pure che questa ipotesi non sussisterà sempre in questa Teoria. »

Questo passo, alla luce della T.d.A. (vedi Cap. VII – “L’ASTRONOMIA SPAZIO-DINAMICA”, pgg. 337-410), lo possiamo commentare brevemente così: sia i cartesiani che i newtoniani, incluso Keplero e le sue omonime leggi – che comunque vengono confermate della T.d.A., pur se come corollario delle leggi spazio-dinamiche -, si sbagliavano riguardo diversi fenomeni. I pianeti non descrivono intorno al Sole né orbite circolari né orbite perfettamente ellittiche, bensì due rami della spirale universo o spirale Todeschini, e due tratti perfettamente circolari al loro apogeo, e alcuni errori di misurazione astronomica si devono esclusivamente al fatto che noi dalla terra non possiamo effettuare osservazioni meno aberrate, cioè ponendoci in un punto zenitale posto lungo l’asse di rotazione del Sole, che permetterebbe una misurazione nel tempo dei percorsi orbitali più accurata. Non è vero che la velocità istantanea orbitale dei pianeti rotanti intorno al sole è costante giorno dopo giorno, mentre invece varia con legge esatta descritta dal Todeschini a seconda del tratto di orbita che il pianeta-corpo celeste sta percorrendo. Soprattutto non è vero, come prevedevano i cartesiani nella loro Teoria dei Vortici, che il percorso della materia immersa nel campo gravitazionale dei cosiddetti Vortici sferici fosse anch’esso perfettamente circolare o quasi circolare. In realtà questo lo sappiamo dalle osservazioni astronomiche vieppiù affinate dei secoli successivi fino ad oggi, ma l’errore fondamentale della Teoria dei Vortici era invece supporre che la materia, il singolo pianeta, dovesse seguire lo stesso movimento del campo sferico di spazio fuido rotorivoluente intorno al proprio asse del Sole. Ovviamente, per chi conosce già la T.d.A., è sorprendente la potenza di calcolo previsionale offerta dalla T.d.A. a tutte le scale, anche a quella astronomica. E non potrebbe essere altrimenti, perché il Nostro ha dimostrato che ESISTE UNA SOLA MECCANICA  A TUTTE LE SCALE.

 

D’altronde, è normale che la fisica moderna possa concepire – chissà per quale motivo astruso? -, che la stessa porzione di materia possa seguire 1, 2, 3, addirittura 3 leggi contemporaneamente a seconda della scala che stiamo considerando?

Qualsiasi persona sana di mente dovrebbe capire che c’è qualcosa che non quadra. Come fa la materia a comportarsi in un modo alla scala subatomica, in un altro a quella atomico-molecolare, e poi a seguire contemporaneamente una altra legge ancora alla scala astronomica, ecc.? Come ho già detto altrove, nemmeno una mente malata può contemporaneamente, nello stesso preciso istante, ed istante dopo istante, ad esempio, odiare, amare, essere indifferente nei confronti di un’altra persona. E qui stiamo parlando di qualcosa di impalpabile, spirituale, dove l’immaginazione la può pure fare da padrona. Qualcuno ha mai accertato, per fare un altro esempio, che in un punto X, nello stesso istante, una determinata porzione di materia possa avere 2 – 3, 4, temperature differenti? Purtroppo questo è in sostanza il binario morto cui è giunta la fisica contemporanea: la rinuncia a spiegare alcunché, e la rincorsa alla formulazione ossessiva del come, empirismo, più che scienza.

E ci dicano, questi paladini della infallibile scienza contemporanea falsamente immodesta nel dichiarare che trattasi di verità relative (nei fatti, invece imposte come dogmi) :  quale è il limite teorico tra l’applicazione di una legge “del come”, ed l’applicazione di un’altra legge “del come”, tra una scala fisica e l’altra? Qual'è il livello di soglia tra una scala e l'altra?  Quand’è, a quale livello, a quale scala dimensionale, che dobbiamo abbandonare le leggi della fisica atomica per passare a quella della scala astronomica, per fare un esempio? Come si evidenzia, siamo in pieno empirismo, perché utilizziamo delle leggi fisiche che sono affidabili finché sono affidabili. Non avendo compreso il perché di tantissimi fenomeni, come può la fisica moderna affermare che le leggi del come che essa ha partorito siano precisamente “il come” di un determinato fenomeno?

 

Continuiamo a tradurre il testo dell’opera del de Fontenelle:

 

« 5. Tutti i movimenti celesti sono uniformi e talmente regolari che dopo 4000 anni, approssimativamente, che si osserva il Cielo, non si percepisce altro che nulla viene smentito: al contrario, ciò che si credeva inizialmente nuovo e irregolare, va successivamente a legarsi perfettamente con il resto. Bisogna dunque scoprire, per questi effetti, delle cause, che per loro natura siano quelle più costanti e più durevoli che sia possibile. »

 

« 6. Se non esiste alcun vuoto, (vedi punto) (1) si può assumere che tutto il nostro Vortice Solare non è altro che un grande fluido (n.d.t.: una grande massa fluida), perché il nostro Vortice Solare non contiene altro che dei corpi solidi come il Sole (che può darsi non sia interamente solido), 6 Pianeti principali, e 10 subalterni (satelliti); e tutto questo insieme comparato alla massa di un globo che ha per raggio 300 milioni di leghe, (vedi punto) (3) si troverà ad essere nient’altro che un atomo: e che cosa sarà mai tutto questo, se il Vortice si estende invece al di là di Saturno? »

 

Per il tramite della T.d.A. abbiamo una risposta a tutte le questioni sollevate dal de Fontenelle nel lontano Settecento, e in generale possiamo confermare a posteriori tutte le sue ipotesi come fondate, anche se i movimenti del sistema solare sono in realtà ben più complessi, ma sempre prevedibili grazie alla T.d.A.: “datemi un giroscopio, e io vi misurerò l’Universo!”, afferma giustamente Marco Todeschini, dimostrando come ciò sia possibile; anzi, datemi la Terra, egli dice ancora, assunta come punto di riferimento e giroscopio essa stessa, e attraverso l’osservazione astronomica di tutti i suoi complessi movimenti oscillatori ciclici, vi misurerò l’Universo.

Riguardo invece all’enunciato (6) del de Fontenelle, con la potentissima visione della realtà dei fatti offerta dalla T.d.A., possiamo ben capire che la visione dei vortici cartesiani era sì giusta in generale, come abbiamo già detto dianzi, ma che nel dettaglio ancora non era stata scoperta come invece ha fatto il genialissimo, grandissimo lavoratore e pensatore Marco Todeschini, a mio avviso il più grande di tutti i tempi data l’impresa sovraumana da egli compiuta – la struttura nascosta dell’Universo: lo spazio fluido è organizzato secondo una struttura autosomigliante composta da successive sfere di spazio fluido (i Vortici cartesiani) di dimensioni crescenti a partire dall’infinitamente piccolo, in continuo movimento rotatorio intorno ad un proprio asse locale, quello che è il campo rotante Todeschini, o campo rotante di spaziofluido centromosso. Entrando poi nel dettaglio, ciascun campo rotante Todeschini, quale che sia la sua dimensione (atomica, astronomica, ecc.), è composto da una struttura “a cipolla”, fatta di una serie di strati sferici concentrici, ossia di successive falde di spazio fluido rotante, e tutte le falde hanno uno spessore costante, ma altresì una velocità rotazionale propria costante in tutta la singola falda, ma con velocità decrescente verso la periferia fino ad estinguersi nella falda di sponda.

 

Quindi tra un sistema subatomico, atomico, molecolare, un sistema solare, un gruppo locale di stelle, una galassia, un ammasso di galassie, ecc., STRUTTURALMENTE - si badi bene che non stiamo parlando di strutture statiche, immobili, bensì di strutture dinamiche, meccaniche, cioè qualcosa che è sempre in movimento, panta rei, “tutto scorre” nell’Universo -, SISTEMATICAMENTE, NON ESISTE ALCUNA DIFFERENZA.

 

Possiamo ora affermare che i Vortici cartesiani, alla luce della T.d.A., altro non sono, o meglio erano, che porzioni sferiche di spazio fluidodinamico centromosse. In altre parole, il campo “gravitazionale” della materia trascinata dal vortice, altro non è che un campo rotante Todeschini.

Tuttavia, lo ripetiamo, il percorso che compie la materia trascinata, urtata, dalla massa di spazio fluido in movimento, non collima necessariamente con quello dello stesso esilissimo, ma complessivamente ponderoso, infinito, e penetrante qualsiasi cosa, spazio fluido. E poiché le correnti di spazio fluido traslano, ruotano e vibrano, da una combinazione di tutti questi movimenti e dalle interazioni tra i vari, infiniti, campi cetromossi Todeschini, ne derivano rotismi complessi e percorsi complessi della materia e dei sistemi e ammassi di materia; materia soggetta, in aggiunta, ai vicendevoli urti tra i suoi componenti materiali.

Per concludere il nostro commento al paragrafo (6) di Bernard de Fontenelle: possiamo dire che la sua intuizione era giustissima, dal momento che il de Fontenelle, genio Visionario del Settecento, già allora, aveva messo in relazione la struttura dell’infinitamente grande con la struttura dell’infinitamente piccolo, poiché il de Fontenelle definisce - stabilendo tra di essi una relazione di similitudine proporzionale -, il sistema solare, il Vortice Solare, come un sistema atomico!

 

Qualcuno dirà: è allora? Non è una novità che un sistema atomico somigli tanto al sistema solare, o a qualsiasi altro sistema stellare (ricordiamo, che anche se era quasi scontato, solo da pochi decenni a questa parte si ha la prova astronomica dell’esistenza di pianeti orbitanti attorno ad altre stelle, poste nella nostra galassia), tant’è che fin dall’inizio dell’Era atomica, l’atomo è stato raffigurato con una sfera centrale, e delle sferette planetarie molto più piccole orbitanti intorno ad essa:  un piccolo sistema solare in miniatura, insomma.

Ma si badi bene che il de Fontenelle nel Settecento non poteva concepire l’esistenza di un atomo che dal punto di vista filosofico, come fece nell’antichità Democrito e molti altri ancora. Come ha mai potuto arrivare ad una simile intuizione circa 260 anni or fà?

Facciamo un piccolo passo indietro nell’analisi del testo defontenelliano.

Tanto per cominciare, la traduzione letterale di Tourbillons cartésiens è: i Turbini cartesiani. Tale parola, turbine, racchiude sinteticamente in sé i due principi fluidodinamici universali scoperti dal Todeschini: il campo rotante centromosso e la spirale Universo. Il primo è il campo sferico con struttura “a cipolla” di spazio fluido rotante su di un proprio asse, e l’altra, la spirale Todeschini, descrive la legge secondo la quale la materia (null’altro, a sua volta, che porzioni minuscole di spazio fluido sferico centro-mosso, organizzate in sistemi dinamici vieppiù grandi, o al contrario, sempre più piccoli) viene trascinata dalle correnti "oceaniche" di spazio-fluido.

 

Ora, il lettore presti attenzione a quanto afferma il de Fontenelle al paragrafo (2), già visto:

« … mais la masse infinie de la matière peut être divisée en une infinité de sphères qui circuleront: c’est là ce qu’on appelle les Tourbillons inventés, ou mis dans un nouveau jour par Descartes.»

« … ma la massa infinita di materia può essere divisa in una infinità di sfere che circoleranno (n.d.t.: che ruoteranno) : è questo ciò che si chiama “i Turbini”, inventati, o aggiornati, dal Descartes. »

 

Perché il de Fontenelle, pure se in formula dubitativa, dice: “aggiornati” da Cartesio?

Cartesio ha inventato l’ipotesi dei Turbini, oppure l’ha appresa in forma più grossolana da qualche altra fonte, e poi l’ha perfezionata?

Se così stanno le cose, se Descartes si è mosso da un’ipotesi già formulata da qualcun altro, seppure grossolana, chi l’ha mai formulata?

Forse uno di coloro che egli considerava uno dei suoi maestri, cioè Nicolas d’Oresme nel suo trattato “De coelo et mundo”, “Du ciel et du monde”, del XV secolo?

Oppure ha forse egli perfezionato delle conoscenze antichissime, mutuate da quella che è oggi la ripudiata tradizione alchemica, associata dalla scienza moderna alla superstizione, alla magia e all’empirismo? L’arrogante e presuntuosa scienza moderna, scivolata in un neodogmatismo che era proprio ciò che si era un tempo prefissa di superare, è immemore delle sue nobili origini: la Filosofia e l’Alchimia.

Tuttavia per non divagare troppo, parleremo in un’altra occasione della nuova luce che la T.d.A. può gettare sull’Alchimia, la quale ultima purtuttavia, rispetto alla Teoria delle Apparenze di Marco Todeschini, rimane una “scienza unitaria empirica”. Infatti, al contrario della Alchimia, la Teoria delle Apparenze è una scienza unitaria del Creato, ed è esatta, corredata da prove sperimentali riproducibili, nonché accessibili a tutti e non solo agli iniziati, corredata da una formulazione fisico-matematica rigorosa.

Tuttavia solo gli iniziati possono avere accesso alla T.d.A. Difatti, la gente superficiale, e tra questi pure gli specialisti, che non hanno tempo da perdere nella ricerca della verità, scopo precipuo della loro professione (sob!), difficilmente si periteranno mai di leggere centinaia e migliaia di pagine, sebbene a grandi linee, saltando in un primo tempo i dettagli e le dimostrazioni, si possano leggere comodamente, in uno o pochi giorni, almeno i due testi capitali del Todeschini, cioè prima la Psicobiofisica e poi l’analitica Teoria delle Apparenze; e ciò non è casuale: l’Ing. Marco Todeschini ha pensato al futuro, poiché egli era pure, evidentemente, un eccezionale pedagoga, dapprima professore universitario presso un’accademia militare, e poi professore di un istituto tecnico professionale. Todeschini sapeva bene come comunicare.

Sempre che si voglia davvero comunicare qualcosa, o che si abbia qualcosa da dire agli altri che non siano solo storielle e menzogne camuffate da verità scientifiche. Allora, detto questo, figuriamoci se la gente superficiale, piuttosto che leggere il corpus todeschiniano, arriverà mai a studiare, e a fare una revisione scientifica della T.d.A. todeschiniana! E’ molto più facile fare spallucce e denigrare immediatamente qualsiasi argomentazione valida ostacoli il loro ozioso percorso di conoscenza finalizzata “a magnà”, ad intiepidire poltrone, e a far crescere catene montuose di carta nella biosfera. In altre parole: la Teoria delle Apparenze bisogna meritarsela, è fruibile solo da parte degli iniziati che sono veramente alla ricerca della verità, persone che sanno pensare con la propria testa, e che sanno affrontare anche qualche piccolo sacrificio: rinunciare a qualche ora serale di televisione e notiziari politici ridondanti, pensare, meditare senza paura che il proprio cervello si surriscaldi, darsi il tempo per questa attività distribuita nell’arco di qualche anno, insomma, metaforicamente parlando, darsi la possibilità mangiare una mela matura, piuttosto che una mela acerba.

A ben vedere quindi, c’è sempre un modo di evitare di dare le perle ai porci: Dio lo ha previsto, Gesù lo ha previsto. E non si tema che si debba diventare cristiani, oppure cristiano-cattolici, per poter comprendere la Psicobiofisica dell’Ing. Todeschini. Lui era dichiaratamente cristiano cattolico, ma quel Mondo Spirituale che egli ha finalmente riconciliato con il sapere scientifico, può benissimo essere declinato in mille altri modi, anche non teistici, come il taoismo filosofico o il buddismo, ma mai in termini ateistici. Se non ammettiamo l’esistenza del Mondo Spirituale non progrediremo di un passo nella ricerca della verità, una verità che sarà sempre monca, pure per chi si fermerà, all’interno dello svolgimento della T.d.A., alla sola Spazio-dinamica, perché scandalizzato dalle affermazioni del Todeschini. Confesso che da buon spretato che aborre il rito della preghiera reiterato indefinitivamente, avevo sin da subito accolto con beneficio di inventario diverse affermazioni del Nostro, inclusa la dimostrazione scientifica dell’esistenza di Dio. Ma, anche se ciò non ha mutato in alcun modo la mia visione del Mondo Spirituale, o meglio, dell’assoluto sommo Bene che è Dio, mi sono dovuto ricredere: … genissimissimo d’un Marco Todeschini !  E guarda caso, ho trovato così conferma di tante mie credenze maturate nel corso della mia vita, del mio sentire e concepire l’assoluto spirituale. Grazie a Marco Todeschini ho riscoperto il pensiero acutissimo di S. Agostino di Ippona, a cui mi ero affacciato occasionalmente condividendolo, ma senza ami aver avuto occasione di approfondire. E in altro modo dicasi per Descartes. Grazie a Marco ho potuto ritrovare il pensiero profondissimo di Cartesio, rivalutarlo, riscoprirlo, approfondire tante questioni, e tutto questo dopo che scelleratamente e superficialmente mi ero accodato al pensiero generico contemporaneo che vuole Descartres essere quasi la causa della schizofrenia culturale contemporanea: la scissione tra mente e corpo, la scissione tra spirito e materia! Nulla di più falso. Perché ci si allontana dal bieco materialismo e meccanicismo, e si arriva alla salda simbiosi dello spirito con la materia, proprio attraverso tale distinzione cartesiana, motivata dal lume della Ragione, altrimenti detto “Buon Senso”, nulla a che vedere con la pappetta insapore dei degenerati, “bastardi”, figli illegittimi di Voltaire, e quindi “genealogicamente” anche di Cartesio, i quali, i discendenti degenerati, hanno distorto il significato della parola e dell’idea di Ragione fino a ridurla ad una pappetta insapore, che altrimenti chiameremo raziocinio riduzionista, tornaconto personale, calcolo ottuso, e nemmeno logica, tante sono le contraddizioni che il pensiero raziocinante dei terra-terra include in sé.

Abbandoniamo questa tematica, per così dire iniziatica, per tornare ai Turbini cartesiani, e quindi di nuovo al punto (2) della Teoria dei Vortici cartesiani del de Fontenelle: 

« … ma la massa infinita di materia può essere divisa in una infinità di sfere che circoleranno (n.d.t.: che ruoteranno) ... » 

 

Questa affermazione – deduzione dall’ipotesi del Pieno assoluto secondo il de Fontenelle -, collima perfettamente con le scoperte della T.d.A. ed alcune affermazioni non sempre esplicitate dal Todeschini, a meno che non mi sia sfuggito qualcosa, come quella appunto che l’Universo ha estensione infinita, e che in esso vi sono un’infinità di campi rotanti sferici centromossi di differenti dimensioni, formanti sistemi aggregati sempre più vasti e complessi, ma tutti concatenati uno nell’altro con struttura dinamica autosomigliante, appunto sferica rotante centromossa. Insomma, anche nella T.d.A., una massa infinita di materia circuita, ruota, trasla, vibra, oscilla, mossa da una infinità di diverse sfere, porzioni di Pieno assoluto, che nei propri movimento appunto trascinano con sé la materia dell’universo.

Personalmente condivido in pieno la suddetta affermazione del de Fontenelle, tuttavia non è detto che - posto come vero il Pieno assoluto del de Fontenelle, equipollente in sostanza allo spazio pieno del Todeschini -, non è detto che l’universo fisico animato dal moto non sia limitato ad una sua porzione sferica, per quanto immensamente, ma non infinitamente, grande.

Difatti, se immaginiamo l’intero universo come infinito, e costituito appunto da una sostanza esilissima, il quale piuttosto che etere lo chiamiamo spazio fluidodinamico ponderale incompressibile, così come ipotizzato dal Todeschini, non è da escludersi che solo una sua porzione, per quanto immensamente grande, sia animata dal moto, sia in movimento secondo le leggi della spazio-dinamica del campo centromosso Todeschini.

Se così fosse, al di là della sponda di un siffatto immenso, quasi incommensurabile campo centromosso Todeschini, lo spazio fluido sarebbe totalmente immoto. Tuttavia, aggiungendo un’ulteriore ipotesi, nulla ci impedirebbe di ipotizzare che ad una scala maggiore, ancora più incommensurabilmente grande della prima da noi ipotizzata, ci possa essere un altro immenso campo centromosso Todeschini “in azione”, di cui il primo vortice altro non è che una sua porzione in movimento.

Onde per cui, alla fine, tagliamo corto, e unendoci al de Fontenelle, e pure al Todeschini, ammettiamo che tutto il Pieno assoluto (de Fontenelle) ovvero l’infinito spazio pieno (Todeschini), sia in movimento.

Piuttosto potremmo fare invece un altro ragionamento: può esserci un limite dimensionale nelle strutture autosomiglianti?

Pensiamo ad un cerchio, situato in flatlandia (l'universo piatto di Edwin Abbott Abbott, del 1884). All’interno di esso si contano, verso l’infinitamente piccolo, un’infinità di cerchi concentrici possibili. Lo stesso dicasi per i cerchi concentrici possibili ad esso esterni: se ne contano parimenti un’infinità. Questa argomentazione è una delle tante possibili per affermare che nulla osta alla reiterazione indefinita della autosomiglianza della struttura nascosta dell’Universo, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, e viceversa - anche se l'esempio riportato è quello di una autosomiglianza geometrica statica assolutamente banale e riduttiva.  Un altro esempio, meno banale, di strutture autosomiglianti è quello offerto dalle geometrie frattali, attraverso la matematica degli insiemi di Julia e insiemi di Mandelbrot, se ricordo bene dopo tanti anni in cui mi interessai a queste fantastiche architetture della matematica.

 

Ma perché né il de Fontenelle, nella sua T.d.V.c, vista la soprastante (in parte) sua deduzione (dalla sua ipotesi iniziale fondamentale di Pieno assoluto) e affermazione (in parte, perché implicitamente esclude che solo una porzione di universo possa essere in movimento), e perché nemmeno il Todeschini, nella sua T.d.A., ammettono che solo una porzione di universo infinito possa essere in movimento?

 

La risposta è semplice: sia il de Fontenelle che il Todeschini, ammettono implicitamente, cioè prendono per vera l’ipotesi che l’universo sia interamente animato da un movimento eterno. La loro è una visione cosmologica di un universo stazionario nel tempo, ma interamente dinamico nella sua infinita estensione spaziale, “piena”. Spazio ed etere dinamico sono quindi la stessa cosa.

Il Vuoto esiste solo nell’immaginazione umana, nel mondo spirituale, nel mondo delle idee, in quello astratto della matematica, e non nel mondo materiale della realtà fisica che esperiamo con il nostro corpo, e con il nostro spirito attraverso il nostro corpo e i nostri sensi.

Il vuoto esiste solo nell'inganno dei nostri sensi, ed in particolare in quello della vista, che ci porta a generalizzare e ad antropizzare tutto ciò che ci circonda, dapprima definendo spazio vuoto una porzione di universo occupata dall'aria, fino ad umanizzare feticisticamente l'universo stesso affermando che pure lo spazio interstellare  vuoto, solo perché trasparente ai nostri occhi, e solo perché pieno di una sostanza esilissiama che non riusciamo a percepire sensorialmente.

Tocchiamo una solidissima porta di acciao inox al cromo-vanadio, ci sembra praticamente immutabile, ammettiamo pure, così, di sfuggita, che qualche sua porzione minima molecolare si distacchi di tanto in tanto, a causa di un urto, o che se ne sfaldi qualcuna, a causa dell'umidità dell'aria.  Essa ci sembra quasi eterna, immobile, ma non è affatto immobile, tutte le sue molecole e macromolecole e i suoi atomi, vibrano, oscillano, basculano, ruotano al centro di miliardi di minuscoli campi centromossi Todeschini di spazio fluidodinamico, anzi: sono esse stesse sistemi vieppiù complessi in rotazione rapidissima, che a noi, persino dotandoci di sistemi di rilevazione sofisticatissimi, appaiono come immobili al centro di reticoli - affatto statici -, cristallini.

Come un muro d'acqua ad altissima pressione non può essere attraversato dalla nostra mano, così quella porta di acciaio inox ci sembra solidissima, solamente perché le sue correnti di spazio fluido sono troppo veloci perchè la nostra vista possa coglierne il movimento.

D'altronde, ritornando al precedente ragionamento, se ammettessimo che l’universo è animato da movimento solo per quanto riguarda una sua porzione sferica immensamente grande, ma finita, ammetteremo allora che tale universo è destinato in un tempo immensamente grande, ma determinato, finito, a diventare assolutamente immobile, poiché di urto in urto, da una sua porzione ad un’altra sua porzione, l’immensa quantità di moto complessiva iniziale di tutto l’universo “chiuso”, verrebbe dissipata nelle infinite direzioni della sua porzione non finita “al di là” del suo confine iniziale sferico centromosso. Così “trasferita” la quantità di moto iniziale complessiva in tutte le infinite direzioni della sua porzione immota, posta al di là della sua porzione sferica, dopo un tempo immenso, ma finito, tutto l’universo, inclusa la sua porzione sferica inizialmente in movimento, diventerebbe un “brodo” primordiale indifferenziato.

Insomma, in termini fisici, stiamo parlando di entropia, e per un universo “chiuso”, seppure infinito perché costituito da una massa infinita di sostanza esilissima che chiamiamo nella T.d.A. spazio fluido ponderale incompressibile, in cui solo una sua porzione sferica è in movimento, avverrebbe che l’entropia del sistema-sferico aumenterebbe sempre, con un continuo trasferimento della quantità di moto dal sistema-sferico dinamico al sistema ambiente-infinito ma immoto, costituente per così dire una sorta di spugna assorbente, che data la sua estensione infinita, dissiperebbe inevitabilmente tutta la quantità di moto del sistema “chiuso” sferico in movimento, per quanto possa essere immenso.

 

Immaginiamo per un attimo di essere noi stessi l’entità creatrice dell’universo fisico.

Dopo aver duramente pensato, ideato e lavorato, riusciamo finalmente a creare un universo, e lo facciamo mediante una “sostanza” di infinita estensione. Fatto questo, ecco qui il nostro universo infinito, ma morto, inanimato.

Ma essendo noi il creatore dell’universo, già sappiamo cosa fare subito dopo. Vogliamo mettere questa sostanza primordiale in movimento. E visto che non vogliamo lavorare oltre il dovuto apportando sempre nuova “energia” ad un sistema “chiuso”, per esempio una sua sola porzione limitata sferica, decidiamo di fare un grossissimo sforzo iniziale, dopodiché ce ne staremo tranquilli a contemplare gli infiniti movimenti della nostra creazione.

Allora il nostro sforzo onnipotente iniziale – l’immaginazione non ammette limiti per definizione, ma non è necessariamente nelle sue infinite possibilità incline al solo bene -, ci permetterà di muovere tutto l’infinito universo contemporaneamente, porzione per porzione, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, e cosa c’è allora di meglio che mettere in movimento un’infinità di “trottole” e di muoverle tutte in una volta una per una? … non frottole, ma “trottole” sferiche, vortici sferici, o turbini sferici che dir si voglia: i campi rotanti Todeschini.

 

In questo modus operandi, gli urti saranno infiniti, e la quantità di moto infinita totale dell’universo infinito, non si potrà trasferire a nulla di esterno al “nostro” (in realtà è opera di Dio, opera del Mondo Spirituale) genialerrimo sistema dinamico infinito.

Lo spazio fluidodinamico ponderale incompressibile del Todeschini – così come definito nella sua essenza da Emmanuele Borgognone nel suo “La realtà fisica dei fenomeni elettrici, magnetici, luminosi”, Capitolo III, pgg. 197-199 -, essendo un mezzo incompressibile, nel senso che mantiene inalterato il suo volume unitario, ma che è giocoforza deformabile nella sua forma che in quete è un perfetto cubetto infinitesimale, ed essendo un corpo perfettamente elastico, sia complessivamente come massa infinita totale, che per quanto attiene a ciascuno dei suoi infiniti componenti infinitesimali (granuli di spazio fluido borgognoniani), conserverà esso, lo spazio-pieno, IN ETERNO l’iniziale quantità di moto impressa dalla “nostra” volontà creatrice, o meglio, conserverà la quantità di moto impressa da ciò che è in realtà il termine del nel nostro paragone, ad opera di una Entità eterna trascendente creatrice, ancora più impalpabile dell’etere-dinamico, che invece ha una dimensione fisica per quanto piccolissima (il famoso cubetto infinitesimale di lato dx, dy, dy della meccanica infinitesimale, che il Borgognone chiama granulo di spazio fluido, e che è un cubo infinitesimo perfetto quando è in quiete, mentre quando si deforma mantiene inalterato il suo volume complessivo quantitamente, poiché incompressibile, pure se si può invece deformare, essendo conseguentemente perfettamente elastico, o viceversa, il che è lo stesso).

 

Siamo vicini all’essenza (perché? qual’è il suo intimo meccanismo? quale ne è la causa?) della legge di conservazione della quantità di moto e, contemporaneamente, all’essenza del principio di azione e reazione di Isaac Newton, il Terzo principio della dinamica. Siamo vicini al principio di causalità, di causa-effetto, sempre vero nell’universo fisico: perché dovrebbe essere sempre vero, cioè avverarsi sempre?

In conclusione è intuitivamente chiaro che le suddette due leggi della meccanica sono la conseguenza della essenza intima delle proprietà dinamiche dei mattoncini infinitesimali dell’universo, di questo agitatissimo brodo primordiale paragonabile perfettamente ad una incommensurabile distesa di acqua, conseguenza di questa sorta di gelatina inodore, insapore, incolore, oscura, i cui urti sul nostro corpo, costituito anch’esso fondamentalmente di quella stessa sostanza esilissima in aggregati più complessi, producono in noi, attraverso i nostri apparati sensoriali, tutte le sensazioni che noi chiamiamo, luce, sapore, odore, pressione o forza, calore, elettricità, magnetismo, e via dicendo, cioè le 10 sensazioni psicobiofisiche todeschiniane, per ciascuna delle quali abbiamo creato in passato una disciplina specialistica separata di studio, finalmente riunificate in un’unica scienza con la Spazio-dinamica dell’Ing. Marco Todeschini.

Notare come tanta generosità del Todeschini non sia stata ripagata né da onori, né da ricchezze: this is Life, qualcuno dice che è una fregatura, qualcun altro che la vita è bella, altri dicono che è un miracolo, altri ancora si interrogano sul suo senso: vivere è esperire la realtà fisica attraverso il nostro corpo, suggerisce al nostro spirito il Nostro.

 

Come vedremo prossimamente, traducendo alcuni brani di altri libri antichi sui Turbini cartesiani, l’assunto todeschiniano dello spazio-pieno, e l’assunto equipollente del de Fontenelle del Pieno assoluto, ci portano alla definitiva demolizione delle Illusioni, delle Apparenze dovute all’inganno dei sensi, per giungere finalmente ad una Visione unitaria del creato, disincantata, ma foriera di immensa meraviglia di fronte alla bellezza intima dell’Universo.

 

Da questo punto in poi cercherò di astenermi il più possibile da qualsiasi commento della favolosa opera settecentesca di Bernard de Fontenelle, ricchissima di spunti di riflessione.

Lascio a voi cari Amici del Circolo Todeschini, e in particolare al mio amico Fiorenzo Zampieri, aggiungere eventuali commenti (potete scrivermi tramite il modulo di contatto), che riporterò alla fine di questa traduzione progressiva dall'originale in francese alla lingua italiana.

 

 

( segue... )

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