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Lettere aperte agli

Amici di  Marco Todeschini

del Circolo di PsicoBioFisica

 

"Teoria dei vortici cartesiani"

 

di Bernard de Fontenelle

 

Internet, 27 luglio 2014

 

Caro Fiorenzo,

come ti ho già anticipato personalmente, mi riprometto una rivisitazione in retrospettiva del lungo confronto, svoltosi nell'arco di circa due secoli, che ha portato come sappiamo alla affermazione delle teorie della fisica contemporanea, essenzialmente basate sul concetto di spazio-"vuoto" e su un materialismo che ormai non ha più freni, capace di spacciare qualsiasi menzogna come perla di verità.  Con parole del Todeschini, per il momento hanno avuto la meglio i genii Illusionisti sui genii Visionari.  Ma non è detto che la storia finisca qui. 

Quanto segue presuppone ovviamente che il lettore abbia preso visione dell'intero corpo todeschiniano, reperibile attraverso il sito ufficiale degli Amici di Marco Todeschini.

Purtroppo non ho molto tempo da dedicare a questa esposizione, per cui dovrò dilazionare nel tempo questa mia limitata indagine, la quale invero è parte di una mia più vasta ricerca della verità scevra da ogni forma di comodo pregiudizio. 

Un abbraccio,

Michele

 

Ritratto di René Descartes ( nato a La Haye-1596, attuale Descartes, in Francia; morto a Stoccolma, in Svezia, nel 1650), di Frans Hals.

 

 

Immagine di Sir Isaac Newton (nato a Woolsthrope-by-Colsterworth, Regno Unito, nel 1642; morto a Kensington, U.K., nel 1727), in un ritratto di Sir Godfrey Kneller.

 

( illusioni da spazio-vuoto )

SPAZIO-"PIENO" O SPAZIO-"VUOTO"? 

DUE COSMOLOGIE A CONFRONTO NEL SETTECENTO:

I VORTICI DI CARTESIO E LA GRAVITAZIONE UNIVERSALE DI NEWTON.

traduzione dal francese e commento di Michele Leonardi - pagina 1

testo completo stampabile in PDF alla pagina 6.

 

Fonte: Gallica, la Biblioteca digitale on-line della Bibliothèque nationale de France, con sede a Parigi.

Il primo libro che andiamo a setacciare in cerca di spunti di riflessione, alla luce della Teoria delle Apparenze dell'Ing. Marco Todeschini, si intitola "Théorie des Tourbillons Cartésiens; avec des réflexions sur l'attraction", l'autore è il matematico, filosofo e scrittore francese Bernard Le Bouyer (o Le Bovier) de Fontenelle (n. Rouen-1657, m. Parigi-1757), e questa sua opera fu data alle stampe a Parigi nel 1752.  Questo raro e vecchio libro è facilmente reperibile on-line sul sito di Gallica, la Biblioteca digitale della Biblioteca Nazionale di Francia, cui va tutta la nostra riconoscenza, non solo per il fatto che lo si possa così facilmente leggere, ma anche perchè è disponibile liberamente, almeno per fini culturali, non commerciali. I nostri cugini Francesi sono come al solito all'avanguardia in molti campi, specialmente in quanto a cultura cosmopolita.

 

Il Lettore conoscitore del corpus dei testi todeschiniani non si aspetti chissà quale rivelazione dal passato, poiché lo stesso Todeschini ha già sviscerato tutte le questioni irrisolte attinenti la Teoria dei Vortici di Descartes, nonché attinenti la Teoria della Gravitazione universale di Newton, rispondendo ad entrambi, ovvero demolendo le obiezioni di Newton e suoi successori alla teoria dei vortici cartesiani (di cui inizialmente in gioventù Isaac Newton era un entusiasta sostenitore), nonché dimostrando che anche la stessa teoria dei vortici di Descartes era incompleta, sebbene quest'ultimo genio visionario si fosse avvicinato molto ad ulteriori scoperte sensazionali.  Ma anche quel genio illusionista di Newton non poteva sapere che avrebbe suo malgrado contribuito ad altre scoperte rivoluzionarie operate dal quel genissimo uomo d'un Marco Todeschini:  le dieci equivalenze psicobiofisiche, il ponte tra quantità e qualità, tra la realtà fisica unifenomenica e biologica da una parte, e la realtà spirituale, oggettiva (vedi T.d.A. a sostegno di quest'ultima esatta aggettivazione), dall'altra.

Tuttavia si badi bene che la Psicobiofisica del Todeschini non è esattamente una teoria del Tutto, cioè non è una di quelle teorie artatamente del Tutto, le quali nulla spiegano in particolare, mentre invece tutto ipotizzano in generale.  Simili tiritere del Tutto sono invece del tutto metafisiche, e per giunta veicolate come dogmi; anzi, nel migliore dei casi nulla più che ipotesi prive di un apparato fisico-matematico di sostegno, e nemmeno corredate da prove sperimentali riproducibili.

Allora, che cosa mai si potrà aspettare da questa retrospettiva il lettore, o meglio ancora, lo studioso, della Teoria delle Apparenze?

La risposta è semplice:  la T.d.A. è una teoria unificante, non mi stancherò mai di ripeterlo ogni volta che se ne presenterà l'occasione, e non già una teoria del tutto, poiché con le sue innumerevoli rivoluzionarie scoperte, Marco Todeschini ha sì risposto a tantissime domande, ma quello che è più importante sono le nuove prospettive che Egli ha così ha aperto, le nuove frontiere che si profilano all'orizzonte per la conoscenza, le nuove domande che ci possiamo ora porre su fatti che ignoravamo. 

Da tali vette del sapere, quello  che vediamo ora grazie all'opera titanica del Nostro beneamato Ing. Marco Todeschini, è un mondo nuovo.

 

Dunque, immergiamoci subito, con occhi nuovi rispetto a tutto il pensiero cartesiano, nella traduzione dei passi più significativi ai nostri fini della:

"Teoria dei Vortici cartesiani; con delle riflessioni sulla Attrazione" di Bernard Le Bouyer de Fontenelle,

vagliando le sue considerazioni secondo lo strumento della spazio-dinamica todeschiniana.

Dato che il presente escursus inter nos è svolto a fini prettamente divulgativi e dialettici, ed essendo questa sede un semplice sito internet, la traduzione non è quella che si sarebbe potuta fare all’epoca, cioè nel Settecento, dal francese all’italiano, pur essendo reperibili on-line alcuni vocabolari del tempo; donde si è posta maggior attenzione al filo del ragionamento dell’Autore, piuttosto che ai dettagli marginali.

Qui sopra, un ritratto di Bernard le Bovier de Fontenelle (n. a Rouen, in Francia, nel 1657; m. a Parigi nel 1757) in un ritratto di Nicolas de Largillière.

 

Vediamo che cosa affermava il de Fontenelle nel lontano 1752, dopo aver dato una scorsa all'indice alla sua "Teoria dei Vortici cartesiani":


Capitolo I – Ipotesi e Idee preliminari, pagina 1.
Capitolo II – Sulla Forza Centrifuga, 9.
Capitolo III – Sulla Circolazione dei Solidi e dei Fluidi, 17.
Capitolo IV – Considerazione più dettagliata del Vortice Solare, 34.
Capitolo V – Del Corpo solido in un Vortice, 63.
Capitolo VI – Del Vortice (immerso; agente) entro un Vortice, 84.
Capitolo VII – Dettagli maggiori sul Vortice Solare, 105.
Capitolo VIII – Sul Vortice circondato da altri Vortici, 120.
Riflessioni sulla Attrazione, 185.

 

“Cap. 1 – Supposizioni e Idee preliminari”:

 

« 1. Io ipotizzo il Pieno assoluto. »

 

« 2. Conseguentemente, se la massa della materia è infinita, essa non può cambiare di posizione, né essere spostata tutta in una volta; perché non c’è alcun altro spazio da poter occupare che quello che essa occupa già. Essa non può nemmeno, correttamente parlando, muoversi tutta insieme contemporaneamente in modo circolare, perché una sfera infinita non ha alcun vero centro, né le proprietà che noi attribuiamo alle sfere dei corpi celesti. Ma la massa infinita della materia si può dividere in una infinità di sfere che si muoveranno di moto circolare: è questo fenomeno che si definisce come i Vortici inventati, o aggiornati, dal Descartes. »

 

Già da queste prime battute possiamo fare dei paralleli con la Psicobiofisica del nostro Todeschini. Tutte queste affermazioni del de Fontenelle collimano perfettamente con le scoperte e le rigorose dimostrazioni fisico-matematiche e sperimentali concentrate nel voluminoso tomo scorrevolissimo di ca. 1000 pagine della Teoria delle Apparenze del Nostro.

Quindi, il Pieno assoluto del de Fontenelle è banalmente lo spazio "pieno”, cioè la res extensa (una cosa, una entità dotata di estensione, cioè che occupa lo spazio nel tempo, insomma la realtà fisica) di Cartesio, ed equivale allo spazio fluidodinamico ponderale incompressibile del Todeschini, sostanza esilissima avente una densità di 10 alla -20 volte inferiore quella dell’acqua. Ricordiamo che raramente l’Ing. Todeschini la chiama “etere”, dal momento che egli ha dimostrato una volta per tutte che il cosiddetto etere non è mai immobile, in particolare come egli ha evidenziato nella stessa T.d.A., e come si può apprendere nella sua “Revisione delle basi sperimentali e teoretiche della fisica moderna” del 1949, nonché in “Esperimenti decisivi per la fisica moderna” (disponibili anche in lingua inglese e in francese), del 1962.

 

Come sappiamo il famoso esperimento di Michelson, ritenuto a suo tempo da Albert Einstein come la definitiva prova della inesistenza dell’etere, si presta al contrario ad essere interpretato come la prova che l’etere esiste e che si muove a livello della superficie terrestre alla stessa velocità angolare con cui ruota la stessa superficie terrestre (non stiamo qui a spiegare perché, falda dopo falda, allontanandosi dal centro del campo rotante (di spazio fluido) Todeschini, al velocità costante di ciascuna falda concentrica sferica è sempre più bassa fino ad estinguersi nella falda di sponda etc. Per questo motivo l’esperimento di Michelson, spiega il Todeschini, non evidenziò in sostanza alcun rallentamento o accelerazione dei tragitti dei due raggi luminosi atti a rivelare l’esistenza del supposto etere, sostanza esilissima permeante tutto l’universo. A maggior supporto della sua interpretazione, il Nostro propose già negli Anni ’50 di effettuare altre prove sperimentali, e successivamente mise a punto ed effettuò ulteriori esperimenti che nessuno si prese coscienziosamente la briga di replicare, giacché nessuno voleva, già allora, vedersi tagliare i fondi economici per la ricerca, o vedersi stroncare la propria carriera scientifica o accademica, andando a contraddire le affermazioni metafisiche di Albert Einstein e dei suoi dogmatici seguaci, sullo “spazio-vuoto” (persino dotato di curvatura spazio-temporale!, con tutti gli assurdi fisico-matematici e logici che ne derivano; vedi ad esempio, spazio-vuoto o spazio-pieno?, “Einstein o Todeschini? Qual è la chiave dell’Universo?”, del 1956); un Einstein supportato dalla forte lobby mass-mediatica ebraica a livello internazionale (è l’unica volta in cui il Todeschini “si sbottona”, e lo fa alla pagina 61 dell’appena citato libro); e con ciò non si vuol fare affatto qui del razzismo nei confronti del popolo di Israele che tanto ha dato all’umanità e al suo progresso in tutti i campi dello scibile umano, pure tragicamente in termini di sofferenze e di immonde persecuzioni secolari, nonché in termini abominevoli di milioni di vite umane spezzate, né sminuire affatto il talento del geniale beneamato Albert Einstein, sempre nei nostri cuori. Tuttavia, il bello della ricerca scientifica, che altro non è che ricerca della verità, dovrebbe essere proprio il non chiudersi nel dogmatismo, e non dare mai nulla di scontato, trincerandosi dietro affermazioni del tipo: “ma questo è un fatto già accertato e non vale la pena di riesaminarlo”.

Ma quando sono in gioco enormi interessi economici internazionali nel campo della produzione, gestione e vendita dell’energia, il mix, maturato nei decenni passati, di dogmatismo, disinformazione, conformismo, vantaggio di conoscenze utili a fini militari, paura per la propria carriera, ecc., diventa una fortezza inespugnabile, seppure sia uno scrigno custode di volgari menzogne da dispensare al popolino ingenuo, troppo occupato nel quotidiano tirare a campare, o ad inseguire miti pubblicitari di benessere materiale, e a perseguire la ancor più mitica chimera della felicità terrena attraverso il consumo spasmodico e il possesso di ciò che può appartenere solo all’eternità, e per quanto mi riguarda, a ciò che comunemente intendiamo per Dio. Dio che per il Todeschini, è quello del Cristianesimo cattolico, ma che egli non esiterà a chiamare più volte “Mondo spirituale”, lasciando intendere che tale assoluto di perfezione spirituale può ovviamente essere interpretato da altri in tutt’altro modo e con altro atto di fede, ma non di ateismo, poiché l’ateismo è la negazione della esistenza della realtà spirituale, è il materialismo deleterio che porta alla rovina della cosa più preziosa che possa avere un essere umano: la propria anima.

 

Parleremo di questo, dell’oggettività del mondo spirituale trattata nella T.d.A. e dimostrata una volta per tutte da René Descartes, più in avanti, e di come non ci sia cosa più difficile da capire di ciò che è ovvio, come disse, in sostanza, il filosofo e matematico Alfred North Whitehead, come noto, co-autore insieme al premio Nobel Bertrand Russel dei Principia Mathematica, (“It requires a very unusual mind to undertake the analysis of the obvious”, è necessario uno spirito veramente inusuale per effettuare l’analisi di ciò che è ovvio, citazione tratta dalla prefazione a “La scienza e il mondo moderno”, del 1925). Riguardo invece il dogmatismo antiscientifico che dilaga sempre di più in tutti i settori delle attività intellettuali umane, si vedano ad esempio i seguenti testi: “Crimini della ragione. Strategie occulte di protezione della conoscenza” (anche se il tema è affrontato un poco blandamente con molta diplomazia) di Robert Betts Laughlin, premio Nobel per la fisica nel 1998; oppure si veda “Le illusioni della scienza. 10 dogmi della scienza moderna posti sotto esame”, del biologo e saggista Rupert Sheldrake (meno blasonato del precedente autore, e per questo un po’ più “esposto”), oppure ancora, il libro-rivelazione del Dott. Marco Pizzuti, “Scoperte scientifiche non autorizzate”, con tutte le indicazioni utili a farsi una propria opinione in merito alla questione degli insabbiamenti delle ricerche scientifiche scomode o imbarazzanti, incluso l’elenco dei ricercatori denigrati, messi alla berlina, ridotti alla fame, e nei casi estremi eliminati fisicamente, ossia morti o “suicidati” per opera di mani diverse dalle loro, in circostanze guarda caso sempre poco chiare all’indomani delle loro scoperte tecnologiche o scientifiche.

 

Ritorniamo allora all’ipotesi fondamentale dell’incipit del de Fontenelle: “io suppongo il Pieno assoluto”.

 

In queste poche parole è condensata tutta una teoria della realtà fisica, quella dello “spazio-pieno”, così come sinteticamente enunciato anche dall’Ing. Marco Todeschini. E noi, grazie alla sua generosità, adesso sappiamo che tale realtà è unifenomenica, che lo spazio fluidodinamico trasla, ruota su se stesso secondo le modalità del campo di spazio-fluido centromosso o campo rotante Todeschini, per una infinità di sue porzioni e a tutte le scale, quella fisica percepibile immediatamente dal nostro corpo e dai nostri limitatissimi sensi, quella astronomica osservabile con degli strumenti, quella molecolare, quella atomica; infine lo spazio fluidodinamico oscilla, vibra. Tutto questo, secondo la Teoria delle Apparenze, avviene appunto a tutte le scale e con modalità dinamiche autosomiglianti -, alla scala a noi nota, e alla scala dell’infinitamete grande (ma finito) e dell’infinitamente piccolo (ma finito, dotato di estensione fisica). Ora sappiamo che la materia altro non è che una porzione, seppur piccola, di spazio fluido che ruota su se stesso a velocità (tangenziali) superluminali o prossime a quelle della luce (in realtà un campo rotante Todeschini, ha una struttura più complessa, ma stiamo sempre dando per scontato che il lettore sia tra quelli che hanno almeno letto “La Teoria delle Apparenze”). Che anche le molecole ruotano secondo rotismi complessi a velocità prossime a quelle della luce, e che tutti questi atomi sono sincronizzati e o meno nella loro rotorivoluzione con ammassi di materia e sistemi dinamici – sempre dinamici - autosomiglianti sempre più grandi. Sappiamo grazie alle rivoluzionarie scoperte del Nostro un numero incredibile di cose e sulla realtà fisica, e su quella spirituale.

Noi Amici di Marco Todeschini che abbiamo perso il nostro tempo, magari sacrificando per uno-due anni il nostro tempo libero, fine settimana, serate ti-vù, ecc., a leggere, o meglio ancora, chi ha potuto, a studiare la Psicobiofisica, noi ora sappiamo perché “Dio non gioca ai dadi”, sappiamo che nella realtà fisica esistono solamente i moti dello spazio-fluido, e che tali moti suscitano in noi, nel nostro spirito, attraverso i sensi, delle illusioni, sorta di interpretazioni, cioè delle sensazioni che sono solamente delle apparenze della realtà fisica unifenomenica.  Il Pieno assoluto, come lo ipotizzò giustamente il de Fontenelle, scopriamo col Todeschini che non ha odore, non ha sapore, non ha colore, non è luminoso, né caldo, né freddo; non contiene in sé nessuna energia, né forza, queste sono solamente nostre sensazioni, dovute all’inganno dei sensi.

 

Facendo un parallelo tra la Teoria delle Apparenze e la Divina Commedia, Marco Todeschini è il nostro novello Virgilio, che pacatamente ci mostra le meraviglie del Creato.  Noi lettori seguiamo attentamente, ma serenamente il suo argomentare, e ascoltandolo continuiamo ad esclamare silentemente nei nostri pensieri:  è così semplice, non poteva essere altrimenti, quasi si trattasse della risposta ad una serie concatenata di enigmi misteriosi che ci hanno affascinato e ipnotizzato per tutta la nostra “passata” esistenza terrena:  perchè?

Più che il Purgatorio o l’Inferno, Marco Todeschini ci sta mostrando il Paradiso, il grande disegno, la grande opera e bellezza che a tratti fulgidamente traspare, qui sulla Terra, in mezzo all’inferno voluto dagli inani uomini di cattiva volontà e dagli ignavi loro compagni d’armi.

 

Con parole di Todeschini, se noi vediamo sollevarsi della sabbia da un arenile, non diciamo che la sabbia si è sollevata magicamente a causa di una misteriosa forza che chiamiamo a esempio: chimica, elettrica, magnetica, ecc. Noi diciamo invece che la sabbia si è alzata perché la pressione del vento, delle particelle di materia atmosferiche, ha investito – cioè urtato -, le particelle di sabbia con una pressione tale (una sommatoria di urti tale), che le particelle minuscole di sabbia si sono vieppiù sollevate da terra.

Appunto nella realtà unifenomenica, non avvengono da ultimo altro che urti, movimenti di spazio fluido ponderale incompressibile. L’unica legge conservativa che alla fine si dimostra vera, sempre alla luce delle conoscenze acquisite tramite la Spazio-dinamica e la Psicobiofisica (o Teoria delle Apparenze che dir si voglia, come stabilito dal Todeschini), è quella della conservazione della quantità di moto. Altre leggi fisiche fondamentali che riterremo nella T.d.A. saranno il principio di azione e reazione di Isaac Newton, cioè il famoso Terzo principio della Dinamica, e alla radice di tutte le leggi fisiche mantenute dalla T.d.A., scoperte come nuove, ed altre solo riformate, abbiamo appreso e condiviso che la tanto agognata legge fondamentale di tutta la fisica altro non è che la Legge di Bernouilli, ovverosia l’equazione fondamentale della Fluidodinamica, e non poteva essere altrimenti – come ha dimostrato esaustivamente il Nostro – poiché la sostanza che permea tutto l’universo altro non è che un fluido, cioè lo spazio fuidodinamico (sempre in movimento, mai fermo!) ponderale (dotato di densità esilissima, ma finita, dotato in ogni suo componente infinitesimale perfettamente identico uno all'altro, di 3 dimensioni spaziali, per quanto piccole) incompressibile (volumetricamente deformabile nella sua forma ma mantenendo invariato il suo volume complessivo infinitesimale unitario, cioè ogni suo componente elementare, uno identico all'altro in stato di quiete, è un corpo perfettamente elastico). Pertanto, se rileggiamo e ripensiamo alle parole del de Fontenelle che propagandava, e può darsi abbia pure apportato del suo, la Teoria dei Vortici di Renato Cartesio, possiamo capire perché il Todeschini non abbia perso tempo a ripetere continuamente per quale motivo fondamentale e sue inevitabili conseguenze l’Universo può essere solamente infinito.

 

 

 

( segue ...)

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