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Lettere aperte agli Amici di Marco Todeschini

del Circolo di PsicoBioFisica

 

Internet, 8 novembre 2014

 

Caro Fiorenzo,    

 

      approfittando della tua benevola attenzione, ti perseguit ... ehm ... proseguo riferendoti di questo mio percorso da topo di biblioteche informatizzate, insapori, inodori, del tutto evanescenti, alla ricerca di quel quid fantasmatico che sfugge ad ogni umano tentativo di definizione.

 

    Tanto più tale qualcosa ci sfugge, tanto più aumenta la nostra intuitiva ed istintiva certezza che vi sia una ragione diversa dalla sua inesistenza, e che questa sia ben motivata e semplice. E' vero, sarebbe molto più facile ammettere che quel quid – anima, mente, spirito, essere - , non esiste. Senonché tutti ne facciamo esperienza continua, persino durante il sonno. Se è un'illusione collettiva, allora anche la materia è un'illusione collettiva, ed entrambi dei sogni incredibilmente coerenti!

 

    Nel confronto tra i nostri limiti e l'infinito che ci circonda da tutte le parti, incontriamo a ritroso nel tempo un Marco Todeschini, Nicolas Malebranche, un René Descartes, Agostino di Ippona, e molti altri ancora, i quali hanno condiviso l'esperienza, da loro vissuta a volte con serenità, a volte con tormentata passione, di credere nella netta separazione tra la dimensione della materia e quella dello spirito.

 

    Dov'è questo spirito che aleggia nella materia? Esiste veramente, oppure è una nostra misera illusione? Eppure di questi tempi è esperienza comune che qualcosa di simile infici la materia cibernetica. Alludo al software dei dispositivi elettronici, l'hardware. Senza quel software, senza quegli algoritmi digitali fatti di interminabili combinazioni di 1 e di 0, on/off, acceso/spento, tutti quei dispositivi sarebbero inanimati, non funzionanti, ovviamente inutili per noi, sarebbero delle entità morte. Ma assimilare il software all'anima, è un assunto corretto? Forse no, poiché nemmeno i più sofisticati moderni software che apprendono possono paragonarsi minimamente all'anima. Perché l'anima è unica, e la sua unicità consiste nella sua possibilità di autodeterminazione, quella scintilla che la accumuna al divino, ovvero all'infinito che in essa agisce in ogni momento.

 

    Di quale autodeterminazione però parliamo? Della nostra illusione di libertà? Giochiamo una partita a scacchi con un computer, e prima o poi scopriremo un "bug", un errore di programmazione in quel software, il quale ci permette un "trucco", vale a dire una sequenza di mosse che ci porta a vincere sempre la partita con il nostro avversario, giocatore virtuale. Scopriremo cioè una determinata sequenza di mosse, con un esito finale scontato: chiamiamo tutto questo "ripetizione", noia. Al contrario, la Natura da una parte, e il Mondo spirituale dall'altra, non si ripetono mai. La loro ripetizione non è mai affidata al caso, è variata, modulata, secondo un indefinibile grande disegno. Quella Loro, è una meccanica imprevedibile.

 

    Appunto, "quella Loro", mentre la nostra libertà sovente si rivela nel nostro vissuto esistenziale come una illusione di libertà. Spesso infatti siamo costretti dagli eventi a non poter affatto scegliere un'opzione alternativa, e così siamo come topi in trappola, prigionieri della realtà, una realtà che ci mostra tutti i nostri limiti, che ci umilia, ci schiaccia, a volte addirittura ci distrugge. E cosa distrugge? La nostra fisicità, il nostro anelito alla felicità, spazzando definitivamente tutte le nostre velleità volitive: "l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del Re"!

 

    Cosa ci rimane, tolti questi minuscoli granelli di libertà che sfuggono alla nostra vita? Dobbiamo arrenderci al nostro destino? In cosa consiste il libero arbitrio, per noi umani, se la nostra libertà è così insignificante, al punto che nemmeno si può definire tale? Platone, Sant'Agostino di Ippona, Cartesio, Todeschini, ci dicono – al di là della loro peculiare fede religiosa -, che l'essenza del libero arbitrio è ben altra cosa che la libera volontà. Loro hanno scelto una volta per tutte di tentare di perseguire il Bene. Una scelta "folle", ossia quella di voler convivere in letizia con tutto ciò che è "altro", la strada più difficile da percorrere tra tutte quelle possibili, alla ricerca di una misteriosa Verità, annullando in questa vita ogni personale presunzione di distinzione, con tutti i mezzi a propria disposizione, inseguendo una mèta mistica apparentemente irraggiungibile: l'Infinito. Raggiungibile adesso, non domani.

 

    E' proprio la visione meccanicistica dello "spirito nella macchina biologica" di Descartes, dei Cartesiani e del Todeschini che porta a riaffermare meglio di prima la consistenza della realtà spirituale. La fisica e la metafisica di questi uomini visionari è il ponte di congiunzione tra le due opposte sponde, che si possono incontrare solo nell'infinito: un punto immateriale, "geometrico", che esiste nel tempo, che occupa una posizione nello spazio, ma privo di due dimensioni spaziali.

 

    Un saluterrimo a Te, agli Amici del Circolo Marco Todeschini, e a Tutti coloro che si sono presi la briga di soffermarsi su queste parole e sul testo che segue, il magnifico "Le Monde" di René Descartes,

 

Michele

Ritratto del 1649 di René Descartes (n. 1596 – m. 1650) del pittore olandese Frans Hals. Fonte iconografica: Wikipedia.

Intestazione del "Le Monde" nell'edizione  parigina del 1664. Fonte: "Gallica", la Bibliothèque numérique della Bibliothèque nationale de France, con sede a Parigi.

"Il secondo progetto per la Biblioteca del Re", di Etienne-Louis Boullé. 1785; fonte, sito web: gallica.bnf.fr, della Biblioteca Nazionale di Francia.
La Sede "François Mitterand" a Tolbiac, sul Lungosenna di Parigi, una delle sedi della Biblioteca Nazionale di Francia; opera dell'architetto Dominique Perrault, 1996. Foto M.L.

SPAZIO-PIENO O SPAZIO-VUOTO? 

DUE COSMOLOGIE A CONFRONTO NEL SETTECENTO:

I VORTICI DI CARTESIO E LA GRAVITAZIONE UNIVERSALE DI NEWTON.

trascrizione, traduzione dal francese e commento di Michele Leonardi

testo completo stampabile in PDF a fondo pagina.

 

     Qui di seguito non saremo solo passionalmente ed intellettivamente interessati in generale alle opere di uno dei massimi Sapienti di tutti i tempi quale fu e rimane tuttora il filosofo, matematico e "psicobiofisico" francese René Descartes - meglio conosciuto in Italia come Cartesio, giacché nei suoi scritti in latino si firmava come Cartesius, donde l'etimo -, in riferimento alle cui opere rimandiamo alla vasta bibliografia esistente in materia, declinata persino in numerose lingue del mondo. In particolare però, delle opere del grande Descartes, nonché di quelle dei Cartesiani suoi seguaci – tra cui il de Maupertuis, il de Fontenelle, il Malebranche -, ci premerà appunto soprattutto la loro rivisitazione in retrospettiva alla luce della ponderosa Teoria delle Apparenze dell'Ing. Marco Todeschini, data alle stampe per la prima volta nel già remoto 1949, a Bergamo. Seguivano un'edizione in inglese, The Theory of Appearances, donata in quegli anni dal Todeschini ad una importante istituzione statunitense, nonché un'altra in lingua francese, La Théorie des Apparences" donata ad un vescovo francese, di cui al momento non ricordo il nome (vedi, di Fiorenzo Zampieri: Marco Todeschini. Tra fisica e metafisica. L'uomo che dedicò la vita alla Scienza Universale, Centro Studi Valle Imagna, Bergamo, 2007).

     Come ribadito in altre occasioni, non è un mistero che il Todeschini nutrisse una profonda ammirazione per René Descartes e per le sue Opere, e che le conoscesse a fondo, così come da Egli stesso reso noto. Inutile cercare di poter capire cosa significhi questa retrospettiva leggendo frugalmente le quasi mille pagine della T.d.A. e, peggio ancora, saltando a piè pari interi capitoli o paragrafi. Meglio sarebbe studiarla a fondo, dopo aver letto a titolo introduttivo altri scritti di Marco Todeschini, inclusa La Psicobiofisica, sorta di introduzione e postfazione alla T.d.A. – Teoria delle Apparenze.

 

     Pensatori come Cartesio e come Todeschini sono tuttora difficilmente classificabili, irriducibili a schemi noti, siano essi riduzionismi antichi, che moderni. Coesistono difatti ancora ai giorni nostri due forme di dogmatismo, l'una tautologicamente veritiera, l'altra ipocrita.

     

Uno è il dogmatismo religioso, od in qualche modo religioso, ed è comune in tutto il mondo a tutti i custodi del Sacro e a quelli del cosiddetto Profano: agli atei custodi della loro sacra individuale Libertà, ai credenti custodi del loro altrettanto sacro collettivo Credo. Rimproveriamo in questo momento a tutti costoro la loro frequente incapacità di liberarsi per un momento della loro corazza, per poi da ultimo vivere meglio la propria diversità dall'altro, senza dover per questo rinunciare alle proprie convinzioni ed opinioni. Siano essi quindi: atei, miscredenti, musulmani, cristiani, ebrei, buddisti, induisti, animisti, confuciani, taoisti, battisti, ortodossi, cattolici, protestanti, agnostici, calvinisti, luterani, mormoni, testimoni di Geova, sciiti, sunniti, ecc. - ci è sfuggito qualcuno?

     Possiamo comprendere in parte la prima forma di dogmatismo, quella religiosa, perché venendo meno il dogma, il mistero e tutte le sue verità inopinabili, crollerebbe tutto l'edificio su di esso innalzato: l'atto di fede. Ed è sempre un bell'edificio, secondo noi! Non ci disturba l'altrui fede o non fede, non ci turba il valore di credere in qualcosa di diverso dall'effimero. Sappiamo quindi che in prima istanza, ma non è finita qui, che il dogma religioso si può di conseguenza solo perpetuare, va conservato intatto, bisogna vigilare, ci vuole la massima prudenza, non va corrotto con troppe interpretazioni e nuove suggestioni, poiché rischierebbe di diventare qualcos'altro di diverso, di nuovo.

 

      La seconda forma di dogmatismo è, ahinoi, la peggiore. E' viscida, è falsa, corrompe le anime, corrompe persino i bambini man mano che crescono e diventano degli adulti ingannati dalle surrettizie menzogne a cui vieppiù si assoggettano, nascoste tar le righe, tra le pieghe di una raffica di verità relative. Stiamo parlando del dogmatismo scientifico, ciò a cui si è ridotta dopo pochi secoli la scienza basata sul metodo sperimentale galileiano. Qualsiasi voce fuori dal coro viene immediatamente zittita da una raffica di lacchè massmediatici e cattedratici del sistema mercantile e pseudodemocratico sovranazionale. Si tratta di una sorta di moderna Santa Inquisizione, la chiameremo Moderna Inquisizione Accademica, che dà tutto per scontato, dà per scontata qualsiasi verità scientifica da essa accolta - nei fatti - come verità assoluta, piuttosto che come verità relativa. Per intenderci, guai a chi critica, portando nuove prove, la Teoria dell'evoluzione delle specie, guai a chi mette in dubbio la Teoria della relatività, o quella del Big Bang, oppure la Teoria dei quanti. Così, con la scusa che se non sei minimo un fisico e un matematico non puoi capirci un solo fico secco di niente della realtà fisica, perché non parli la loro lingua e non apprezzi la bellezza del linguaggio della matematica che secondo loro è più reale della realtà, l'epilogo è sempre lo stesso: impossibile dubitare delle verità pseudo-relative della scienza moderna. Se in teoria tali verità scientifiche dovrebbero essere relative e transitorie, nella pratica sono di fatto delle verità che bisogna giocoforza accogliere come verità assolute, cioè null'altro che dogmi, scientifici, moderni, contemporanei, ma pur sempre dei nuovi dogmi.

 

     Uomini come Descartes e Todeschini non si sono voluti fossilizzare né nei dogmi religiosi, né nei dogmi scientifici del loro tempo. Per chi indaga a fondo sul loro pensiero è normale incorrere nel paradosso. Ma il paradosso sta solo nella mente di chi si ostina a negare ora una, ora l'altra realtà. Il paradosso è nella mente di chi pensa di sapere tutto sul Mondo, di sapere tutto su quello spirituale, o al contrario tutto su quello materiale.

 

     Nel muro di omertà e ipocrisia del mondo scientifico internazionale si stanno però risvegliando molte coscienze tra i ricercatori, e pure, uno tra tutti come esempio, Robert Laughlin il premio Nobel per la Fisica (nel 1998, per la spiegazione dell'effetto Hall quantistico), che seppur diplomaticamente e accortamente ben lontano da toni polemici, nei sui scritti "I crimini della ragione: strategie occulte di protezione della conoscenza", e in "Un universo diverso: reinventare la fisica da cima a fondo", mette in dubbio tante certezze della fisica moderna.

 

     Ma sono in tanti gli "eretici" – con ben pochi con finali a lieto fine e molti roghi massmediatici – i quali, in tutti i campi della ricerca scientifica, hanno sfidato la Moderna Inquisizione Accademica internazionale, arrogantemente e saccentemente detentrice e custode dell'ortodossia del metodo scientifico (il metodo scientifico sperimentale è uno solo e concettualmente molto semplice; il problema è che i custodi di turno dell'ortodossia decidono Loro cosa si può e cosa non si può dire, fare, e ricercare, manco fossero dei padreterni; e se Loro dicono no, la visibilità di qualsiasi ricerca seria diventa zero):

 

     - il Dottor Tullio Simoncini per la sua teoria che individua nei microfunghi Candida Albicans e ceppi similari, l'origine del cancro (radiato dall'ordine dei medici per le sue cure alcalinizzati sui malati terminali di cancro, a base di semplice bicarbonato di sodio), colpevole soprattutto di aver messo in dubbio la Teoria genetica dell'origine del cancro che beneficia da più di un secolo del plauso dei più e di un oceano di denaro elargito a vari soggetti che su questo fondano la propria fortuna;

     - il biologo Dr. Rupert Sheldrake nel suo "Le illusioni della scienza: 10 dogmi della scienza odierna posti sotto esame";

     - lo scomodo inventore serbo-americano Nikola Tesla: le sue invenzioni e scoperte sulla free energy, a costo quasi nullo, non piacevano ai colossi produttori e gestori dell'energia non per tutti, per cui è stato presto dimenticato nonostante senza le sue invenzioni di vari dispositivi elettrici ed elettromeccanici, praticamente staremo ancora a lume di candela; solo ora che i giacimenti di petrolio migliore, il Crude Oil, ad alto rendimento energetico (considerando tutto il processo produttivo nell'insieme fino al suo utilizzo finale dato dalla ricerca-prospezione, "coltivazione" giacimento, estrazione, raffinazione, trasporto, distribuzione, combustione) sta per finire, permettono che qualcosa su Tesla emerga dall'oblio, purché sia sempre un affare gestito dalla loro rete di infrastrutture e smercio;

     - il ricercatore chimico francese Louis Kervran e le sue scoperte, riscoperte e studi sulla trasmutazione atomica a deboli energie, in geologia e in biologia;

     - i fisici americani Fleischmann e Pons con la loro eretica "fusione fredda" (uno dei loro errori è stato quello di aver anticipato prima della dovuta prassi sperimentale convalidante i loro risultati per paura di essere surclassati da altri ricercatori, il che non era), colpevoli di aver messo in dubbio il dogma che vuole che la fusione del nucleo atomico possa avvenire solamente alle alte energie piuttosto che anche a basse energie ("fusione fredda" o "trasmutazione atomica" sono la stessa cosa); ricordiamo che in realtà non sono stati i soli in tutto il mondo a sostenere di aver ottenuto la trasmutazione atomica a basse energie (ad esempio, il "todeschiniano" chimico Omero Speri ne fece l'oggetto di un suo brevetto nel 1974); quasi tutti furono accusati di truffa e giudicati persino in tribunale, poiché la scienza ufficiale non riconosceva come possibili i loro risultati, tali risultati dovevano giocoforza essere frutto di una prestidigitazione (pure se non ben identificata!) da parte loro, come a dire che la realtà si doveva adeguare alla teoria scientifica in auge;

     - i ricercatori italiani Giuseppe Sermonti, genetista, e Roberto Fondi, paleontologo, hanno contestato la Teoria evoluzionistica darwiniana, e non sono i soli in tutti il mondo, tuttavia giornalisti e divulgatori si prodigano in tutti i modi per dimostrare che è convalidata da innumerevoli prove; al contrario gli addetti ai lavori ne conoscono le pecche, e d anzi affermano che è in crisi e declino, e che a tutt'oggi non esiste una sola prova definitiva della teoria darwiniana;

     - i coraggiosissimi e tenaci ricercatori australiani R. Warren e B.J. Marshall, con la loro scoperta dell'Helicobacter pylori e cura dell'ulcera: derisi per anni (nell'ambiente acido dello stomaco non potevano proliferare batteri, secondo la medicina ufficiale), alla fine sono stati insigniti del premio Nobel per la Fisiologia e per la Medicina nel 2005; purtroppo sono tra i pochi che sono stati veramente ascoltati: chissà che grande mente ci vorrà per distinguere tra le ricerche strampalate e quelle che dovrebbero quantomeno ricevere attenzione e sostegno; e dire che già da tempo era nota ad esempio l'esistenza del batterio estremofilo Deinococcus radiodurans, scoperto nel 1956 da Arthur W. Anderson, niente di meno che nella vasca di raffreddamento delle barre di uranio arricchito di un reattore a fissione nucleare (!);

     - e che dire delle scoperte sui geopolimeri, e della teoria sulla costruzione delle grandi Piramidi dell'antico Egitto proposta dal chimico francese ed egittologo Joseph Davidovits? Non piace all'industria del turismo egiziana, che teme per la perdita di mistero e di fascino di tali monumenti, con conseguenti danni economici in termini di minor afflusso in loco di turisti; e lo stesso Prof. Davidovits ha dovuto coniare un nuovo termine, "geopolimeri", per adeguarsi al linguaggio tecnico della scienza moderna, poiché se avesse definito la sua nuova disciplina "argillogia", oppure "argillotecnica", nessuno si sarebbe interessato alle sue scoperte chimiche e tecnologiche (con innumerevoli applicazioni innovative nell'industria del cemento, dei laterizi, dei mattoni crudi, della ceramica, ecc.), come egli stesso ha spiegato.

 

     Se il Lettore, che potrebbe essere di ben altra convinzione o fede, riuscirà a fare astrazione dei fatti contingenti, cioè del fatto che sia Cartesio che Todeschini erano credenti, cristiani e cattolici – senza paura di spersonalizzarsi o di corrompere le proprie ferme convinzioni, forse riuscirà a capire che la distinzione tra anima e corpo, tra Mondo spirituale e Mondo materiale, non è fonte di nuovi e vecchi guai, non è separazione o meccanicismo o discordia, è al contrario una strada maestra che da tempo immemorabile guida l'umanità in un grande cammino: la ricerca della verità, il saper confrontarsi con l'infinito, a tutti i livelli, in tutte le dimensioni, nel quotidiano, sulla scala dell'eterno.

     Qualcun altro però vorrà essere libero di vivere tutto questo nella massima semplicità, senza dare un nome o troppi nomi alle cose, senza interrogarsi di continuo, senza porsi troppe domande. E' il cammino della semplicità di molti mistici, uomini e donne, che hanno vissuto nell'essenzialità senza il fardello dell'attaccamento alle cose, prodigandosi per il prossimo. Ma davvero, pur volendo vivere e vivendo nella semplicità, non ci poniamo mai tali domande? Davvero non saremo mai capaci di darci e dare delle risposte alle questioni fondamentali dell'essere nel Mondo?

     Il Lettore non fraintenda perciò la nostra aspra critica ad ogni forma di conformismo supinamente accolto dai più. Liberarsi del pregiudizio, saper dubitare, porta al contrario ad avvicinarsi sempre di più alle proprie profonde istintive convinzioni, se è vero che hanno un valore, a liberarsi dalla paura, porta alla propria essenza. Non vi è alcuna necessità di rivoluzionare alcunché, né di contorcersi lungo tragitti impossibili attraverso la cruna di un ago. E' un percorso improntato alla semplicità, è amore di chiarezza, il quale non si fermerà davanti allo spauracchio delle mille e mille effimere contraddizioni quotidiane che tormentano da sempre l'umanità. Qualsiasi tono polemico inficiante la nostra ricerca sulle "Due cosmologie a confronto nel Settecento: Cartesiani versus Newtoniani", è stato e sarà ancora un voler scuotere la nostra stessa mente intorpidita dall'abitudine, disorientata dall'eccesso di stimoli caotici offerti dalla modernità. In questo caso, dare un nome alle cose, è d'obbligo.

 

     M.L.

 

SEGUE TESTO COMPLETO, oltre questa semplice premessa:

leggi tutto nel sottostante PDF in copyleft ecc.,  scaricabile a piacere:

 

 

Studi Todeschiniani retrospettici sul Cartesianesimo:
v 090 - Retrospettiva su Il Mondo di Car[...]
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La Sede "François Mitterand" a Tolbiac, lungo la Senna a Parigi, una delle sedi  della Biblioteca Nazionale di Francia, opera dell'architetto Dominique Perrault: le quattro torri rappresentano quattro libri aperti e contengono i tutti volumi della Biblioteca nazionale di Parigi-Tolbiac.

Complessivamente la B.n.F. è una delle più grandi biblioteche d'Europa e del  Mondo, custodendo nelle sue varie sedi parigine ed extra-parigine, complessivamente oltre 40 milioni di opere e 14 milioni circa di libri  stampati.

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